La relazione che fermò la biomassa a Bugnara, speranza per Avezzano e Russi

Il collegamento segnalato dal Wwf Abruzzo permette di rivelare un aspetto affatto trascurabile della vicenda che ha portato agli arresti del dirigente regionale Antonio Sorgi con l’accusa di turbativa d’asta.

centrale biomassaL’indagine permette di far luce anche su un’altra questione che interessa il progetto della centrale a biomassa progettata ad Avezzano. Il direttore del Comitato via Sorgi, ai domiciliari da ieri, sarebbe amministratore delegato di fatto della Lt progetti, società in rapporti d’affari con Sincretica srl legata anche al progetto  della centrale a biomasse Powercrop della Marsica. Questa centrale a biomassa minaccia la riserva del Salviano la cui fasci di rispetto, esterna, non è mai stata definiti e delimitata. Ad Avezzano, ad opporsi al progetto della centrale a biomassa della Powercrop (gruppo Maccaferri) con una potenza di 35 Megawatt, dal 2007 sono i cittadini e le associazioni ambientaliste. A poco è valsa, per il momento, la protesta e la relazione elaborata da un comandante del Corpo forestale dello Stato, Domenico Tascione, del coordinamento distrettuale di Avezzano che ha dato parere negativo al progetto. Parere ignorato dal Comitato Via, presieduto da Sorgi, che votò a favore, ma con prescrizioni minime, della centrale Powercrop prevista nel capoluogo marsicano. Una posizione singolare quella del dirigente regionale e diretto della Commissione Via, di fatto Ad della Lt Progetti, riferiscono i fascicoli d’inchiesta sull’ampliamento del cimitero di Francavilla al Mare (Ch), società in consorzio con la Sincretica srl legata al progetto Powercrop. Per questo Sorgi non è sotto inchiesta.

Per rendere competitivo lo zuccherificio di Celano (Aq), chiuso 8 anni fa, nel 1999 in città è stata anche realizzata una centrale turbogas da 190 Megawatt. L’anno precedente la Sadam, sempre del gruppo Maccaferri, ottenne l’autorizzazione a costruire la turbogas attualmente operativa con circa 10 lavoratori impiegati per funzionare a pieno regime. L’impianto avrebbe dovuto invece riassorbire, insieme alla centrale a biomassa programmata ad Avezzano, gli  ex dipendenti dello zuccherificio chiuso dal 200680 operai a tempo indeterminato e 200 lavoratori stagionali.

Biomassa a Bugnara (Aq), Seci energia. Un altro inquietante progetto per la realizzazione di una centrale alimentata con le biomasse, per produrre energia elettrica bruciando immensi quantitativi di legna dei boschi, è stato fermato a Bugnara anche grazie ad una dettagliata relazione prodotta da un altro comandante del Corpo forestale dello Stato, Guido Conti

Il Comune ai confini tra la valle Peligna e le Gole del Sagittario è scampato alla realizzazione della centrale elettrica a biomassa legnosa, impianto che progettava di realizzare, tra il 2007 e il 2008, la Seci energia srl. Questa società con Enel green power (quest’ultima dal 2013 possiede il 50% delle quote della Powercrop, prima interamente gestita dal gruppo Maccaferri che in Marsica era proprietario di 2 opifici, ormai chiusi, ora con Sadam gestisce la turbogas di Celano) sta progettando la Centrale a biomasse Powercrop nel comune di Russi, in provincia di Ravenna, proposta e presentata nella sede di Confindustria romagnola il 20 marzo 2014. Enel green power Report-age.com 2014Nell’area industriale, precedentemente occupata anche in questo caso da uno zuccherificio (Eridania) è previsto un impianto con una potenza installata, incrementabile, di 30 Megawatt, alimentato da cippato di legno vergine da filiera. A realizzarlo è la Powercrop la cui sede legale è a Sesto San Giovanni (Mi). La società ha incaricato l’architetto pescarese, Giovanni Vaccarini, direttore tecnico della Sincretica (società a responsabilità limitata inclusa nel consorzio che ha partecipato all’ampliamento del cimitero di Francavilla (Ch). Vaccarini è così finito sotto inchiesta così come Sorgi) di progettare lo stabile della centrale alimentata da cippato di legno vergine da filiera, analoga a quella del progetto appuntato in Marsica e sempre in virtù di un ex zuccherificio. Dunque la stessa sorte che si vuole riservare ad Avezzano con la riconversione dell’ex zuccherificio, chiuso nel 2006. Fatta salva la valle Peligna, a Bugnara il devastante progetto fu bloccato grazie ad un alto ufficiale del Corpo forestale dello Stato attento e appassionato, il suo nome è Guido Conti, oggi Generale e Comandante regionale, dal 2011 alla guida del Corpo forestale dello stato in Umbria. In esclusiva abbiamo l’originale della Relazione del già coordinatore distrettuale Guido Conti, allora vice Questore agg. del Corpo forestale dello Stato. Una relazione negativa che fu inviata, anche al sindaco del Comune di Bugnara, Domenico Taglieri, nella quale si sottolineava che non c’era abbastanza biomassa forestale nei paraggi da bruciare, un altro documento, dello sesso tenore, venne elaborato anche per la mega centrale a biomasse che la Powercrop intende costruire,a  tutti i costi, ad Avezzano. Stranamente però quest’altra relazione, a firma dello stesso ufficiale del Corpo forestale dello Stato, non fu nemmeno presa in considerazione dal comitato Via, diretto da Sorgi.

Guido Conti
Guido Conti Foto Umbria24

Il progetto del 2008 bloccato a Bugnara è davvero simile a quello che si sta realizzando nel comune di Russi, in provincia di Ravenna. A difesa del territorio  quell’anno nasce il Comitato territoriale ambiente e salute dopo la decisione del consiglio comunale di Bugnara di consentire,  in località Vallecorvo, la realizzazione di una centrale alimentata da biomassa della potenza elettrica di 20 – 25 Megawatt e raffreddata ad acqua. L’allora vice questore del Corpo forestale dello stato, Guido Conti, analizzò punto per punto tutti gli aspetti e i dettagli del progetto di centrale a biomassa legnosa da piantare in valle Peligna. Inviò il fascicolo, di appena 5 pagine, alla regione (Attività produttive e direzione parchi, territorio, urbanistica, ambiente ed energia), all’amministrazione comunale e  alla Provincia. Impressionanti le criticità della struttura di Seci Energia srl  che Conti evidenzia. Innumerevoli e sconvolgenti gli aspetti negativi dell’impianto che avrebbe messo in moto, ogni giorno, più di 100 tir per l’approvvigionamento della legna da ardere, necessaria per il funzionamento della centrale e per l’approvvigionamento della ingente biomassa legnosa. L’ufficiale segnala serie incertezze in termini di disponibilità quantitativa sia per il presente che per il futuro, avendo a riguardo circostanziati elementi valutativi sia per la fornitura in loco che per quella reperibile ad un raggio d’azione di 70 chilometri dall’impianto (come previsto per le filiere corte, la rintracciabilità e tracciabilità della filiera consentono  quindi di accedere agli incentivi  previsti nel decreto legislativo 102 del 27 maggio 2005  (art. 382-septies commi 382 e 382 –quinquies). Al Comando forestale allora non risultavano filiere di produzione e distribuzione di biomasse forestali in situ e nell’intorno, atte a soddisfare l’alimentazione di una siffatta centrale.

Foto http://conoscere.abruzzoturismo.it/
Foto Conoscere Abruzzo turismo

Le condizioni climatiche della Conca Peligna e di Bugnara, nello specifico, non sono in grado di sopportare tanto inquinamento ovvero decontaminare l’aria dalle polveri fini e ultrafini (ossidi di azoto, ossido di carbonio, idrocarburi (benzopirene) e acidi, prodotte dalle combustioni della centrale, sottolinea Conti nella relazione. Con conseguente inquinamento stabile dell’aria, del terreno e nel sottosuolo, ma soprattutto è messo in evidenza il pericolo per la salute delle popolazioni che abitano nella valle. Sulle 800 tonnellate al giorno di biomassa prodotta per far funzionare la centrale, l’allora coordinatore distrettuale fece davvero i conti valutando che i costi di funzionamento dell’impianto, dall’approvvigionamento allo smaltimento dei rifiuti della struttura, non erano competitivi con il mercato e che l’attività risultava economicamente conveniente  solo con incentivi da sovvenzioni statali che però devono essere garantite con certezza e nel tempo. Scacco matto con la lungimirante previsione che gli incentivi statali, previsti per le certificazioni verdi a favore del produttore di energia elettrica da fonti rinnovabili, potessero cessare. Dopo l’attenta analisi di Conti, la Seci rinuncia all’impresa. La centrale avrebbe alterato gli equilibri ambientali neutralizzando, oltremodo, le colossali opere di rimboschimento messe in campo con griglie e centinaia di lavoratori che hanno rivestito le montagne spelacchiate della Conca Peligna. I primi di dicembre 2008, il gruppo bolognese Maccaferri, proponente del progetto a Bugnara, ritira l’offerta, di fatto, la Seci rinuncia all’idea di dare vita all’insediamento a biomasse. Notizia che qualche sprovveduto, ai tempi, non considera buona esaltando le dimensioni e le credenziali del gruppo Maccaferri che appena 2 anni dopo, nel 2010, cede la sua azienda metalmeccanica di Celano(Aq) al gruppo Pittini. La fabbrica chiude a settembre 2013 non prima però di esaurire, per 3 anni, tutti gli ammortizzatori sociali possibili per gli 85 lavoratori lasciati a casa. In pochi sono in grado di comprendere gli sviluppi futuri di certe ‘grandi imprese’ men che meno certi personaggi locali che, nei modi, sono più orsi che articolisti.

mariatrozzi77@gmail.com

Relazione del coordinatore distrettuale Guido Conti, vice questore aggiunto del CfS 

Aggiornamenti

Morte Guido Conti. L’ultimo respiro del Comandante con gli occhi verso la sua Sulmona

Conti su Incendi Morrone: se c’è Vita c’è Speranza ottobre 2017

Powercrop. Vittoria popolare, non abbassare la guardia 24.03.2015

Comitati No biomasse: “La Regione proceda alla moratoria sugli impianti” 26.02.2015

La costruzione dell’impianto a biomasse della Powercrop va fermato perché, tra le altre cose, parte dell’area su cui ricade la riserva naturale del monte Salviano. Questa constatazione va ad aggiungersi alla lunga lista dei perché questo impianto non debba essere realizzato e verrà presentata giovedì dal Comune di Avezzano e da altri contrari nella riunione del comitato di valutazione impatto ambientale. 15.02.2015

Wwf: Powercrop e Vaccarini in affari collegabili a Sorgi 1.10.2015

A Fuoco la centrale a biomassa Ecogen 8.11.2014

Pescara e provincia. Area industriale di Picciano, in contrada Le Piane, nelle prime ore del pomeriggio brucia la centrale biomasse della Ecogen, nessun ferito. La centrale termoelettrica produce energia a biomasse, a breve distanza dall’impresa Terra Verde, andata a fuoco anni fa, nell’ottobre 2011. L’impianto Ecogen sarebbe in grado di operare automaticamente. 

Archivi

Wwf: Riesaminate i progetti del Via presieduto da Sorgi 01.10.2014

C’era una volta Powercrop

Il gruppo Maccaferri nel 2010 cede la sua azienda metalmeccanica di Celano(Aq) al gruppo Pittini che a settembre 2013 chiude i battenti, non prima però di esaurire, per 3 anni, tutti gli ammortizzatori sociali possibili per gli 85 lavoratori lasciati a casa.
Nel 1998 la Sadam del gruppo Maccaferri ottiene l’autorizzazione a costruire la centrale turbogas da 190 megawatt a Celano realizzata l’anno successivo e attualmente operativa con soli 10 lavoratori. A quel tempo, l’accordo raggiunto  prevede il riassorbimento di 230 lavoratori dello zuccherificio di Celano con 80 maestranze messe in cassa integrazione e più di 200 lavoratori stagionali. La turbogas di Celano viene realizzata per rendere più competitivo lo stesso zuccherificio che però viene chiuso nel 2006. Per effetto dell’accordo raggiunto con il ministero delle politiche agricole, i 230 lavoratori dello zuccherificio vengono messi in cassa integrazione nell’attesa di riprendere l’attività. La Powercrop al 100% del gruppo Maccaferri (nel 2013 il 50% delle quote sono state vendute a Enel green power) nel 2007 presenta il progetto dell’impianto a biomasse da 35 megawatt da installare ad Avezzano, sempre con l’intento di assorbire gli ex lavoratori dello zuccherificio di Celano. Nel progetto della Powercrop è previsto l’impiego di 30 lavoratori, all’appello però mancano 200 unità. Gran parte della comunità marsicana si oppone al progetto per il rischio di ritrovarsi, ad Avezzano, anche con una mega centrale a biomasse da 35 megawatt che forse avrebbe occupato nemmeno 20 lavoratori. Insomma, il gruppo Maccaferri ha dismesso 2 opifici che occupavano circa 315 lavoratori, ha fruito di tutte le agevolazioni possibili, in Marsica, per ripristinare almeno gli equilibri occupazionali venuti meno quando sono finiti gli incentivi statali e in cambio, ogni anno, riscuote milioni di euro grazie alle bollette che i cittadini pagano per l’erogazione di energia elettrica, per non parlare degli incentivi per la realizzazione della centrale turbo gas da 190 MWh.

3 risposte a "La relazione che fermò la biomassa a Bugnara, speranza per Avezzano e Russi"

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