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Wwf: riesaminate i progetti del Comitato Via presieduto da Sorgi

Dopo l’arresto del presidente del Comitato Valutazione impatto ambientale della Regione, Antonio Sorgi l’associazione ambientalista Wwf Abruzzo ritiene indispensabile rivedere l’assetto e cambiare le regole delle valutazioni ambientali e del Comitato Via, garantendo trasparenza e partecipazione ogniqualvolta si debba attivare la procedura di valutazione ambientale per un progetto presentato per la realizzazione di un’opera che altera l’ambiente.

É necessario riesaminare i progetti più contestati valutati dal Comitato Via di Sorgi come filovia e Powercrop, ma se ne potrebbero aggiungere molti altri. 

“L’arresto del presidente del Comitato Via abruzzese Antonio Sorgi impone l’approvazione di una regolamentazione delle procedure di valutazione ambientale fondata su trasparenza e partecipazione pubblica” questa la posizione del Forum abruzzese dei Movimenti dell’Acqua sull’inchiesta della Procura di L’Aquila. Al di là dell’accertamento della verità e delle varie responsabilità da parte della Magistratura, la questione della corretta regolamentazione dei lavori del Comitato Valutazione di Impatto Ambientale rimane centrale per la vita democratica della comunità abruzzese, sia per i cittadini che per gli imprenditori. Il comitato Via abruzzese è da anni al centro delle critiche di associazioni e movimenti. Si impone un’urgente presa di posizione da parte del Consiglio regionale. Serve, infatti, una legge organica sulle procedure ambientali che solo nella nostra regione riguardano centinaia di progetti, dalle cave agli impianti idroelettrici ed eolici, dalle strade agli impianti per rifiuti, dalle centrali a biomasse alle lottizzazioni edilizie. Le altre regioni da anni si sono dotate di specifiche leggi mentre in Abruzzo le attività di valutazione sono organizzate attraverso semplici delibere di giunta regionale che in questi anni sono cambiate più volte su proposta dello stesso Sorgi che agiva come massimo dirigente dell’apparato burocratico regionale. In questi anni abbiamo messo al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica l’incredibile modalità di conduzione del Comitato Via, come le convocazioni “monstre” con oltre 30 progetti da discutere in un solo giorno. Ricordiamo solo alcuni dei progetti passati al vaglio del comitato Via regionale e sottoposti a dure contestazioni da parte dei comitati e delle associazioni: impianto eolico a Civitaluparella; impianti idroelettrici sul Sagittario e sul Vomano (quest’ultimo neanche mandato a V.I.A. completa nonostante le condizioni precarie del fiume); impianto a biomasse Powercrop (per la valutazione ambientale delle emissioni dal camino di questa mega-centrale, da realizzare nel punto più basso della conca del Fucino, a circa 700 metri di quota, il Comitato Via considerò i dati per la qualità dell’aria raccolti ad Ovindoli, in montagna, a 1400 metri sul livello del mare!); permesso di ricerca di idrocarburi di Villa Mazzarosa a Roseto; impianto Recogen della Puccioni a Vasto (prima bocciato e poi rivalutato positivamente); deposito di pet-coke ad Ortona (anch’esso fermato alla fase di screening); l’incredibile Piano di tutela delle Acque che rimanda al 2027 il risanamento di molti fiumi abruzzesi. Per non parlare delle diverse procedure di Via. “in sanatoria” con procedure postume, la cui legittimità è stata del tutto esclusa anche recentemente dal consiglio di Stato per alcuni impianti marchigiani. Interventi che, assieme ad altre decine di progetti valutati in questi anni,  valgono miliardi di euro. Tra le opere più contestate e dall’iter incredibilmente travagliato e, in diversi passaggi oscuro, la filovia di Pescara. Progetto prima escluso da Sorgi and co. dallo screening di Via su proposta dell’azienda nel 2008; poi “osservato” dalla Commissione Europea con la quale Sorgi aveva sostenuto la bontà della procedura seguita e l’avvenuta partecipazione del pubblico al procedimento tramite “rassegna stampa”; la scoperta delle note fuorvianti di Sorgi inviate in via riservata alla Commissione Europea; il chiarimento da parte della Commissione della necessità dello screening con apertura dei termini per le osservazioni dei cittadini; la rivelazione delle inequivocabili intercettazioni con cui il presidente del Comitato interveniva sull’opera; il successivo passaggio al Comitato Via che, secondo la recente sentenza del Tar Pescara, non avrebbe costituito l’obbligatoria procedura di screening. Alla fine quest’intervento, in fase di ultimazione risulterebbe, secondo la richiamata sentenza, ancora sprovvista di una procedura ambientale da svolgersi all’avvio della progettazione! Riteniamo che la Regione Abruzzo debba immediatamente ridefinire l’intero iter della procedura di questa e di altre opere (ad esempio, Powercrop) rispondendo alle diffide che i comitati avevano inviato dopo la sentenza del Tar. Per il Forum acqua bisogna ripartire dalla legge “Acerbo” su trasparenza e partecipazione nei procedimenti ambientali, norma che fu prima approvata e poi rapidamente “affossata” dallo stesso consiglio regionale che l’aveva varata, proprio dopo l’intervento di Sorgi. Fino a questa legge, l’ordine del giorno delle riunioni del comitato era sostanzialmente segreto. Forse perché quel comitato era ed è al centro del governo regionale, visto che ha potere di vita e di morte su centinaia di progetti? Pdl e gran parte della minoranza (e Primavera di Confindustria che fece una guerra “atomica” su queste nuove e sacrosante norme) vollero credere a Sorgi e non ai movimenti. Fecero a gara per smontare un provvedimento che introduceva una trasparenza che fino ad allora non vi era stata. Tra l’altro introduceva l’obbligo di realizzare sopralluoghi sulle aree interessate dai progetti e il coinvolgimento di personale con pubblicazioni scientifiche per l’esame degli stessi (in questi anni molti ci hanno chiesto: ma non è così? No). La norma, come detto,  fu accantonata in larga parte e furono mantenuti solo i primi due commi (su 14): la divulgazione degli ordini del giorno una settimana prima delle riunioni e la pubblicazione dei documenti progettuali sul Web (fino al 2012 bisognava andare a L’Aquila per consultare il materiale). Ora la politica dovrebbe dare un unico segnale: riprendere quella norma, sentire comitati ed associazioni, e approvarla, subito, in Consiglio Regionale aggiungendo un articolo sull’obbligo dell’inchiesta pubblica sulle opere più controverse. Il testo Unico sull’Ambiente la prevede ma solo come “possibilità” per l’ente pubblico di attivarla, senza ritardi nella valutazione delle opere. Risultato: in Abruzzo su centinaia di progetti che ogni anno vengono valutati dal comitato Via, da cave a strade, da impianti per rifiuti a captazioni idriche, non è mai stata svolta una sola inchiesta pubblica sui progetti che i funzionari devono valutare dalle loro scrivanie. Non basta, quindi, cambiare gli uomini. Vanno modificate le regole>. 

La norma Acerbo del 2012 di cui attualmente si applicano solo i primicommi su 14.

Come funziona la procedura

La pratica da assoggettare a uno o più procedimenti in materia ambientale allo Sportello regionale ambientale:
  • Beni Ambientali;
  • Valutazione d’Impatto Ambientale (Via);
  • Valutazione d’Incidenza (Vi).
Il Responsabile dello Sportello regionale ambientale nomina (L. 241/90):
  • il Responsabile del procedimento (dipendente del Serv.Aree Protette Bbaa e Via), responsabile dell’iter della pratica;
  • il Responsabile dell’informazione che assicura i flussi informativi tra lo Sra., l’utente e gli altri portatori di interesse (cittadini, associazioni di categoria, enti, ecc…).
  • Lo Sportello regionale ambientale rilascerà all’utente, al termine di tutto l’iter, i provvedimenti conclusivi in materia di Via, Bbaa e Valutazione di Incidenza.
  • Lo Sportello regionale ambientale attraverso il Responsabile dell’Informazione (per le procedure di Via) assicura i flussi informativi tra lo stesso Sra, l’utente e gli altri portatori di interesse (cittadini, associazioni di categoria, enti, ecc…). Il Ri curerà il deposito dei progetti in un posto ove potranno essere consultati da tutti i portatori di interesse.
  • Il portatore di interessi è un cittadino, un’associazione di categoria, un ente, ecc… che voglia conoscere l’iter di un progetto in quanto soggetto interessato.
Il Responsabile unico del procedimento varia da progetto a progetto; oltre a fornire risposte e spiegazioni di carattere tecnico, curerà:
  • ove necessario la richiesta di documentazione integrativa;
  • l’eventuale richiesta di supporto tecnico per la redazione della relazione istruttoria Via;
  • l’eventuale richiesta di supporto tecnico per la redazione della relazione istruttoria Via;
Il Comitato Regionale per i Beni Ambientali (Ce-Bbaa) è l’Autorità competente preposta alla valutazione degli interventi soggetti ai procedimenti di Nulla osta beni ambientali e Parere beni ambientali.
Per i progetti sottoposti a Via è facoltà dell’utente chiedere alla struttura regionale competente l’avvio di questa fase preliminare (Scoping) volta ad individuare, in contraddittorio tra la struttura regionale competente e l’utente stesso, quali informazioni devono essere fornite nello Studio di Impatto Ambientale.
Il Comitato di Coordinamento Regionale (Ccr-Via) è l’Autorità competente preposta alla valutazione degli interventi soggetti ai procedimenti di Verifica di Compatibilità Ambientale, Verifica di Impatto ambientale, Valutazione di Incidenza.
Qualora, per la redazione della relazione istruttoria per la V.I.A., la Verifica o la Valutazione di Incidenza sia necessaria la collaborazione di professionalità altamente specialistiche, lo Sportello Unico per l’Ambiente può avvalersi del supporto tecnico di altri Enti strumentali della Regione (Agenzia Regionale di Tutela Ambiente, Comitato Tecnico Scientifico, ecc…).
Lo Sportello Regionale Ambientale rilascia all’utente, al termine di tutto l’iter, i provvedimenti conclusivi in materia di V.I.A., BB.AA. e Valutazione di Incidenza.
Il gruppo Maccaferri nel 2010 cede la sua azienda metalmeccanica di Celano(Aq) al gruppo Pittini che a settembre 2013 chiude i battenti, non prima però di esaurire, per 3 anni, tutti gli ammortizzatori sociali possibili per gli 85 lavoratori lasciati a casa.
Nel 1998 la Sadam del gruppo Maccaferri ottiene l’autorizzazione a costruire la centrale turbogas da 190 megawatt a Celano, realizzato nel 1999 attualmente operativa con soli 10 lavoratori. A quel tempo, l’accordo raggiunto  prevede il riassorbimento di 230 lavoratori dello zuccherificio di Celano (con 80 maestranze messe in cassa integrazione e più di 200 lavoratori stagionali. Paradosso: la centrale turbogas di Celano viene realizzata per rendere più competitivo lo stesso zuccherificio) che per questo venne chiuso nel 2006. Per effetto dell’accordo raggiunto con il ministero delle politiche agricole, i 230 lavoratori dello zuccherificio vennero messi in cassa integrazione nell’attesa di riprendere l’attività. La Powercrop al 100% del gruppo Maccaferri (nel 2013 il 50% delle quote sono state vendute a Enel Green Power) nel 2007 presenta il progetto dell’impianto a biomasse da 35 megawatt da installare ad Avezzano, sempre con l’intento di assorbire gli ex lavoratori dello zuccherificio di Celano. Nel progetto della Powercrop è previsto l’impiego di 30 unità, all’appello però ne mancano oltre 200. Gran parte della comunità marsicana si è opposta all’opera scongiurando il rischio di ritrovarsi, ad Avezzano, anche con una mega centrale a biomasse da 35 megawatt che forse avrebbe occupato neppure  20 lavoratori. Insomma, il gruppo Maccaferri ha dismesso 2 opifici che occupavano circa 315 lavoratori, ha fruito di tutte le agevolazioni possibili in marsica, nella speranza che ripristinasse almeno gli equilibri occupazionali venuti meno quando sono finiti gli incentivi e in cambio ogni anno riscuote milioni di euro grazie alle bollette che i marsi pagano per l’erogazione del servizio di energia elettrica, per non parlare degli incentivi per la realizzazione della centrale a turbo gas da 190 MWh.
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