Centrale Snam da Sulmona a Cupello? Secco No delle associazioni antimafie Atria, Impastato e Peacelink

Assemblea Snam  foto Trozzi Report-age.com 22.09.2014
Assemblea Snam Sulmo 22.9.14 foto Trozzi

Cupello (Ch). C’era d’aspettarselo, sulla Trignina (ss 650) non la vogliono la centrale di spinta della Snam dove il Presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ieri pomeriggio proponeva di spostare quella prevista a Sulmona. Nessuna contrapposizione tra Cupello e Sulmona, tiene a precisare l’attivista Alessio Di Florio perché il No al progetto della Snam, anche in questo caso, è unanime. Sino ad ora però, 11 anni, non si è sentito molto quel No sul resto della regione che sarà strappata in 2 dal metanodotto proveniente dalla Puglia, vastese incluso purtroppo, a prescindere dalla centrale di spinta. 

assemblea Sulmo foto Trozzi Report-age.com 22.09.2014Non si fa attende la risposta alla proposta del governatore d’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, avanzata durante l’assemblea al cinema Pacifico di Sulmona tenuta per ribadire la contrarietà al gasdotto, cicatrice sull’Abruzzo, e alla centrale Snam quest’ultima da piantare a Sulmona, in provincia di L’Aquila. L’alternativa di spostare la centrale di compressione del gas sulla strada statale Trignina 650, da localizzale probabilmente nel territorio di Cupello (Ch), non fa fare i salti di gioia alle popolazioni del medio vastese ed è un secco No alla proposta del Presidente della Regione da parte di Alessio Di Florio, attivista e coordinatore delle associazioni Rita Atria, Peppino ImpastatoPeaceLink Abruzzo. Scrive in una nota l’ambientalista: “Questo territorio ha già dato dal punto di vista ambientale. Nessuna contrapposizione tra Cupello e Sulmona: il no è lo stesso.

No centrale e metanodotto Foto Maria Trozzi Report-age.com 2014Spostare la centrale di compressione della Snam a Cupello. Questa sembra essere la recentissima novità del progetto contestato da diversi anni da comitati, associazioni e cittadini di Sulmona e non solo. E’ una scelta che non si può assolutamente condividere e che riteniamo debba essere immediatamente respinta. Una scelta calata dall’alto da chi pensa di poter decidere sulla testa di migliaia e migliaia di cittadini. Una scelta che parte da un presupposto a sua volta da respingere: la centrale si deve fare, così come tutto il progetto. La mobilitazione ambientalista di questi anni invece afferma esattamente il contrario e respinge totalmente il progetto, temendo per l’ambiente e la sicurezza. Il no è quindi unico e totale, che sia Sulmona, Cupello o altrove. I due territori non possono essere messi di fronte ad una contrapposizione inesistente.  Si è appena conclusa la mobilitazione mondiale contro i cambiamenti climatici. In tutto il mondo (dalle Nazioni Unite all’Amazzonia) si ragione di come uscire dalle attuali dipendenze energetiche. La “politica” abruzzese, nonostante la fermissima opposizione dei suoi cittadini, vuol fare il contrario?

Il Vastese soffre una fortissima crisi occupazionale, dovuta non solo alla “crisi economica mondiale” ma anche a scelte precise di imprenditori che per meri interessi di profitto hanno deciso di spostarsi altrove. Non soltanto dall’alto delle istituzioni non riescono a trovare la giusta soluzione a drammi come quello delle operaie ed operai della ex Golden Lady e di tante altre imprese, ma adesso c’è chi vorrebbe calare un progetto che non può essere compatibile con questo territorio. Cupello ospita già uno delle più grandi centrali di stoccaggio di gas d’Italia. Un impianto che è tra i 4 presenti nell’Inventario Nazionale degli Stabilimenti a Rischio di incidente rilevante (della cui gestione ci siamo già occupati recentemente) del vastese. Un territorio dove già incombono tra gli altri il progetto di Ombrina Mare 2 a pochi chilometri e l’ampliamento di Rospo Mare. Oltre un anno e mezzo dopo non si è ancora ufficialmente conosciuta la causa dei “gabbiani sporchi” denunciati dalla Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus o le cause del grave stato di inquinamento del fiume Trigno, mentre il recente spiaggiamento dei capodogli a Punta Penna rappresenta una vera e propria catastrofe ecologica (visto anche il numero dei cetacei coinvolti) che denuncia la fortissima fragilità dell’ambiente, una fragilità che va combattuta tutelando il più possibile questo territorio. Il Vastese è quindi già saturo e non è minimamente accettabile aggiungere altro” conclude Di Florio.

mariatrozzi@gmail.com

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