Morte orso. Cospa: “Non è colpa di chi ha sparato, ma di chi doveva tutelarlo”

Orso morto a Pettorano sul Gizio Report-age.com 2014L’Aquila. Dalla parte dell’uomo che ha fucilato l’orso si schiera il Cospa Abruzzo, l’associazione di allevatori aquilani capeggiata da Dino Rossi: Se l’uomo ha sparato all’orso è solo perché è stato costretto a farlo, per autodifesa o per proteggere le sue cose perché chi avrebbe dovuto gestire e tutelare questi animali con i finanziamenti pubblici non fa  nulla”.

Corpo forestale dello Stato Foto Trozzi Report-age.comLe dichiarazioni di Rossi sono le uniche, per il momento, a giustificare il gesto del 61enne di Pettorano sul Gizio, operaio Anas e cacciatore, che ieri ha confessato di aver colpito l’orso mentre la sera dell’11 settembre durante un faccia a faccia con la bestia, mentre razzolava altri pollai del paese.

referente abruzzese del movimento dei forconi
Dino Rossi referente abruzzese movimento Forconi

Scrive in una nota il coordinatore del movimento di allevatori: “Basta andare un po’ indietro con i tempi e ricordare la morte di un altro orso bruno per il quale misero sotto inchiesta molti allevatori della Marsica sospettati di averlo ucciso. Addirittura ci furono convegni di rilievo, ovviamente sempre pagato con i soldi pubblici, addirittura si attivò anche il quotidiano regionale Il Centro per la raccolta fondi con lo scopo di piantare un meleto, oggi abbandonato a se stesso. Soldi, milioni e milioni di euro adesso, centinaia di milioni di lire prima, e gli orsi inspiegabilmente muoiono o per mano di chi è stufo di allevare galline o per motivi genetici _ continua l’allevatore di Ofena alla guida del Cospa _ Gli orsi in Abruzzo spariranno e questo tutti lo sanno.  Sono destinati ad estinguersi soprattutto a causa  mala gestione del Pnalm (Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che si impone con i suoi vincoli a tutte quelle opere che l’agricoltore realizzava prima della nascita del parco. Purtroppo,  con i pochi esemplari c’è il rischio della consanguineità tutto per colpa della discutibile gestione del territorio. È finita la vita in montagna, un tempo i nostri monti erano popolati e coltivati, ci sono ancora i segni delle terrazze che i contadini costruivano per guadagnare un pezzetto di terra ad un territorio roccioso e brullo. C’era la pastorizia in alta montagna, qualche pecora zoppa finiva in pasto all’orso, la coltivazione del bosco e il taglio degli alberi, favorivano la crescita delle bacche e delle more di cui gli orsi vanno ghiotti. Oggi tutto questo non c’è _ mette in evidenza l’agricoltore _ I boschi sono diventati come la selva oscura del poeta Dante Alighieri, non esiste più la microfauna, tanto meno la flora di un tempo ciò è dovuto all’abbandono del  territorio da parte del contadino, costretto a lasciare i terreni a monte perché sono poco redditizi e troppo lavorati, diventati terra di conquista di cinghiali e burocrati”.

Aspra la critica dell’agricoltore di Ofena che se la prende un po’ con tutti i protagonisti di questa triste vicenda risparmiando e difendendo solo l’operaio Anas di Pettorano sul Gizio (Aq) che ha confessato al magistrato inquirente di aver sparato per caso, una fucilata al plantigrade, mentre indietreggiava e perdeva l’equilibrio. “Oggi l’orso lo vediamo più spesso a spasso, per i vicoli dei paesi montani,  anche questi borghi sono in via di estinzione, ci sono rimaste poche persone che lottano tra gli animali selvatici e i vincoli dei parchi _ fa notare Rossi _ Quando scompariranno anche queste piccole realtà gli orsi andranno ai discount a fare la spesa. Sì perché in montagna non c’è più l’attività dell’uomo, si è rotto un vecchio equilibrio che, senza la politica, ha tutelato nei secoli i nostri animali e il nostro territorio, salvaguardando un vero e proprio patrimonio. Un patrimonio che la mala-politca sta distruggendo negli ultimi decenni, quella politica clientelare, di assunzioni facili delle guardia parco (di cui parlerò appresso). Quella politica  composta da animalisti degli animali degli altri e degli ambientalisti dei giardini pensili che hanno la presunzione di capire quello che accade sul territorio da dietro una scrivania e magari sdraiati davanti ad un televisore a guardare Linea verde o Quark.  Adesso le colpe di tutto questo disastro le vogliono far pagare ad un operaio che cerca di sopravvivere, tra le mille tasse imposte da questo governo sanguisuga, magari allevando 2 galline o coltivando l’orticello davanti casa, sistematicamente distrutti da animali selvatici affamati e in cerca di cibo. Tutto per colpa degli enti preposti alla salvaguardia e sostenuti da finanziamenti pubblici che di concreto non salvaguardano nulla, se non il proprio tornaconto politico ed il pacchetto dei voti da garantire. La magistratura indaghi più a fondo _ conclude Dino Rossi _ Spero che la magistratura faccia un indagine a 360° e accerti i motivi per cui l’orso si trovava a Pettorano sul Gizio, sconfinando dal Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise  dove ci sono gli enti che gli avrebbero dovuto procurare il cibo, onde evitare danni, allo scopo di tutelare l’orso”.

mariatrozzi77@gmail.com

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