Ancora raid nei pollai a Pettorano: Cucciolo d’orso affamato fa fuori 2 galline

Orso intercettato dalle Guardie del PnalmPettorano sul Gizio (Aq). Ancora un altro esemplare di orso bruno marsicano, questa volta si tratta di un cucciolo d’orso, ha fatto razzia in un pollaio a Pettorano sul Gizio, nell’aquilano, ad un centinaio di metri dal campetto sportivo della località montana. Due giorni addietro un orso adulto ha devastato un pollaio in località Castello sempre nel Comune montano.

orsetto http://gaianews.it/
Foto Gaianews

L’orsetto si è presentato verso le 4 del mattino in un pollaio, a pochi passi di distanza i rumori del cucciolo e lo starnazzare delle galline hanno messo in agitazione la proprietaria del fabbricato che è uscita di casa. La signora, allarmata dai rumori, si è subito affacciata per capire costa stesse capitando alle sue galline e ha visto distintamente l‘orsacchiotto che rovistava nel pollaio. Il cucciolo ha fatto fuori 2 galline, le sopravvissute sono praticamente sotto shock, ha raccontato il figlio della donna.

Un orso che dicono sia simile all’orsa Peppina invece, la scorsa notte, aveva razzolato un altro pollaio, una sola delle galline l’ha scampata, verso la zona del Castello di Pettorano sul Gizio è accaduto 2 giorni appena dalla morte dell’orso nella frazione di Vallelarga, sempre ai margini del fiume Gizio, nei pressi di Pettorano.

Dunque gli orsi della Riserva regionale naturale del Genzana – Alto Gizio, praticamente quelli del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – come conferma anche il Presidente del Pnalm Antonio Carrara – sono almeno 2 per il momento. Sono stati avvistati un orso adulto e un cucciolo. Considerando che i parti degli orsi sono sempre gemellari, potrebbe esserci in giro un altro orsacchiotto? Da voci non confermate però risulterebbero presenti nell’area almeno due orsi adulti maschi e una femmina, Peppina. 

Cosa spinge l’orso ad avvicinarsi nei centri abitati, lo abbiamo più volte spiegato nel dossier orso 2013 -2104  

Perché l’orso si allontana dal Parco Nazionale? La risposta, per alcuni, è semplice. Gli orsi vagano alla ricerca di quel cibo di cui hanno estremo bisogno in primavera e in autunno e che purtroppo non trovano più nei confini del Parco. Si tratta di quelle risorse alimentari di origine antropica scomparse perché più nessuno coltiva e pascola come un tempo”(Approfondimento) producendo le risorse da dare in pasto all’orso abituato a certi pranzetti da migliaia di anni. 

mariatrozzi77@gmail.com

Danni che il cucciolo d'orso ha recato in un pollaio a Pettorano sul Gizio (Aq) alle 4 del mattino di ieri. Foto per gentile concessione della Famiglia D. C.

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Aggiornamenti

Il video dell’Orso a Roccapia, nell’aquilano ancora niente letargo 18.12.2014

Archivio

VITTIMA DELLA GUERRA DEI TARTUFI? PER L’ORSO MORTO NON SI ESCLUDE LA MALATTIA 12.09.2014

Orso morto a Pettorano sul Gizio (Aq): trovato un proiettile nell’intestino 18.09.2014

Pettorano sul Gizio (Aq): ancora un porso fa strage di galline 3 giorni dopo la morte di un altro esemplare nell'aquioano 17.09.2014

Comunicato stampa Legambiente

“Basta alibi vogliamo fatti concreti”. Non bastano piani d’azioni senza risorse o tavoli tecnici inconcludenti, chiediamo una unità di missione del governo che rafforzi il ruolo delle aree protette metta in sicurezza la popolazione di orso ancora presente.

Primo piano dell'Orso Foto Parco nazionale Majella

“Da maggio a settembre 2014 sono già 4 gli orsi marsicani ritrovati morti nel parco nazionale d’abruzzo, lazio e molise e nelle aree esterne all’area protetta, quasi il 10% della popolazione di orso bruno marsicano presente nell’appennino centrale è stata sterminata per mano dell’uomo (tubercolosi, avvelenamento o bracconaggio) senza che, ad oggi, nessuno dei responsabili sia stato assicurato alla giustizia. dobbiamo inoltre prendere atto che da parte delle istituzioni preposte, ministero e regioni in particolare, non ci sono azioni ancora sufficienti per invertire l’attuale tendenza di una popolazione di orso bruno marsicano seriamente minacciata di estinzione, occorre passare dalle parole ai fatti concreti, individuare la tutela dell’orso come una priorità per il paese, rafforzare le aree protette e assegnare risorse adeguate alla tutela del plantigrado specie simbolo della biodiversità italiana”. e’ questo l’appello che legambiente, per bocca dei presidenti dei comitati regionali di abruzzo, lazio e molise, giuseppe di marco, roberto scacchi e mariassunta libertucci, diffondono alla vigilia della riunione del tavolo tecnico del patom (piano d’azione nazionale per la tutela dell’orso bruno marsicano) che si riunirà a roma domani 18 settembre presso il ministero dell’ambiente, convinti che, nonostante le oggettive difficoltà, si possono compiere ulteriori sforzi per mettere in sicurezza la popolazione di orso bruno marsicano.

Dobbiamo dire con franchezza – continuano di marco, scacchi e libertucci – che quanto messo in atto fino a oggi dalle regioni abruzzo, lazio e molise per la tutela dell’orso bruno marsicano non risponde a quanto hanno sottoscritto attraverso il patom, ne’ sono state attivate adeguatamente le strutture regionali per evitare che l’orso venisse messo a rischio da una carente gestione sanitaria delle attività zootecniche presenti dentro e fuori dal parco. perdere esemplari di orsi marsicani a causa di patologie sanitarie trasmesse da allevamenti bovini infatti è di una gravità estrema e ci aspettiamo che le responsabilità dei servizi veterinari delle asl locali vengano accertati ed eventualmente sanzionati. segnaliamo che i calendari venatori regionali di abruzzo e molise non sono adeguati alle esigenze di tutela dell’orso e nelle aree di perimetrazione esterna al parco si consente una presenza venatoria impattante sulla specie da tutelare”. per la tutela dell’orso è necessario che cresca la capacità di mettere in atto provvedimenti legislativi e strumenti operativi, da tempo individuati e non ancora messi in atto anche per la scarsa consistenza del ruolo svolto dal tavolo tecnico del patom nel quale, in maniera singolare, non sono coinvolte nemmeno tutte le competenze che potrebbero dare un contributo alla gestione dell’orso. Chiediamo – concludono di marco, scacchi e libertucci – che le competenze presenti nelle aree protette delle tre regioni in cui è presente il plantigrado vengano sfruttate meglio e messe in rete per intervenire con maggiore efficacia per tutelare la specie. non comprendiamo come mai i protocolli operativi sul ritrovamento delle carcasse, già sperimentati per il lupo, non sono state ancora adottati dalle regioni e perché strumenti pratici come i forum degli stakeholder, anche questi sperimentati efficacemente per il lupo, non diventino la prassi operativa per coinvolgere i cittadini e gli operatori nella conoscenza e nella prevenzione dei danni da orso. perciò sosteniamo la necessità di un intervento nazionale strategico che superi l’attuale modello, e si attivi una unità di missione per la gestione dell’orso in grado di dare quelle risposte che fino a oggi regioni e ministero non sono stati capaci di mettere in atto anche per mancanza di personale, competenze e risorse finanziarie adeguate fino ad oggi sempre negate”.

Comunicato stampa WWF

Tredici orsi morti in 4 anni nel cuore dell’Appennino , il WWF lancia l’allarme alla vigilia del D-Day per questa specie. Domani riunione tecnica presso il ministero dell’ambiente. Il WWF chiede di potenziare la task-force esistente per scongiurare l’estinzione di un animale unico, l’orso bruno marsicano.
Le richieste chiave, per salvare l’orso, sono 4
   Dal 2010 ad oggi sono tredici gli orsi bruni marsicani uccisi nel centro Italia da bocconi avvelenati, malattie trasmesse dal bestiame allevato, bracconaggio  e da altre cause che ancora oggi restano sconosciute. L’orso trovato morto la scorsa settimana vicino Pettorano sul Gizio è dunque solo l’ultimo di una lunga serie e i dati dimostrano che abbiamo perso in soli 4 anni un quarto della popolazione di questa sottospecie, in 1 anno il 10%,  che è stimata in circa 50 esemplari .
L’allarme viene lanciato alla vigilia di una giornata cruciale per questo animale simbolo della fauna italiana:  domani, infatti,  presso il Ministero dell’Ambiente  è convocata una riunione tecnica della ‘task-force’ già in essere da due anni, ovvero, l’Autorità di Gestione del PATOM (Piano di Azione per la Tutela dell’Orso marsicano). E’ l’occasione perché tutti gli attori coinvolti, dal Ministero dell’Ambiente alle Regioni Abruzzo, Lazio e Molise, Corpo Forestale, fino agli enti di ricercae aree protette abruzzesi  mettano da subito in pratica  le indicazioni e le azioni prioritarie richiamate dal Piano e dalle analisi del progetto LIFE Arctos per intervenire seriamente sull’emergenza orso bruno marsicano.
“Stiamo perdendo, esemplare dopo esemplare una specie simbolo della nostra fauna selvatica protetta e vanificando decenni di lavoro e di investimenti per la sua tutela – ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia – La nostra denuncia è rivolta principalmente alle   istituzioni che fino ad oggi si sono dimostrate incapaci di intervenire con una chiara e definita strategia operativa e con competenze  degne del valore di questa specie. Vanno messe in campo le forze migliori, va inserita una marcia in più perché la conservazione dell’orso bruno marsicano e di tutta la fauna protetta divenga un punto importante dell’agenda politica del nostro paese. Questa situazione di crisi richiede provvedimenti eccezionali e la riunione di domani può e deve essere il punto di svolta affinchè  Ministeri e Regioni, con particolare impegno dell’Abruzzo, rispondano con i fatti all’urgenza del momento. La task-force deve attivare quelle azioni concrete finora mancate e coordinarle con le amministrazioni e le forze dell’ordine. E’ urgentissimo attivare quel monitoraggio continuo sul territorio per debellare finalmente bracconaggio, veleni, diffusione di patologie infettive e  presidiare le aree dove vive l’orso accrescendo la cultura della convivenza e della tolleranza”.
Malattie, bracconaggio, veleno, al mix micidiale di minacce si aggiunge l’incapacità d’azione 
Un fattore micidiale per l’orso bruno, come per altre specie protette, è la diffusione di patologie infettive: sono diversi i casi di Tbc (tubercolosi) riscontrati in alcuni dei pascoli del Parco nazionale d’Abruzzo, un problema non risolto come si voleva far credere; l’emergenza sanitaria  richiede provvedimenti immediati e seri, con interventi anche impopolari, come la sospensione delle attività zootecniche nelle  aree colpite, i  controlli a tappeto degli allevamenti affinché si blocchi in partenza la diffusione di patologie anche gravi per l’uomo. Presidi sul territorio costanti e vigilanza vanno rafforzati anche per dissuadere e contrastare i bracconieri che agiscono silenziosamente disseminando il territorio di bocconi avvelenati, di cui purtroppo non sono vittime solo gli orsi ma anche lupi, grifoni, aquile, martore, volpi e faine e tanti altri animali colpiti da una vera e propria piaga del nostro Paese. 
Il progetto life Arctos, nato per applicare sul territorio le indicazioni del Patom, ha prodotto indicazioni utili e evidenziato problematiche non più trascurabili, ma alle nostre istituzioni sembra mancare la capacità di mettere in atto provvedimenti operativi, il che è invece proprio ciò che serve per l’orso.
Scheda
Le richieste del WWF per salvare l’orso bruno marsicano dall’estinzione
Allo Stato: adeguamento della legislazione che contrasti l’uso del veleno in natura, impegno delle migliori professionalità dei corpi di polizia per investigare e fermare quei bracconieri che spargono bocconi avvelenati nei boschi dell’appennino,
Al ministero dell’ambiente: rafforzare e implementare il Patom* e la sua gestione, affinché la stessa Autorità di gestione costituitasi da più di due anni intervenga in modo  adeguato all’urgenza  per stimolare e pungolare anche le istituzioni regionali e le Aree protette che per prime hanno il compito e la missione di preservare il nostro patrimonio di biodiversità.
Al ministero delle politiche agricole: perché con le regioni affronti i seri problemi del sovrapascolo e di una zootecnia non sempre adeguata e rispettosa delle normative, a volte drogata da contributi comunitari, e che ci possa garantire attraverso il Corpo Forestale dello Stato un vero presidio del territorio, indagini accurate e azioni dure e repressive, impiegando il personale più preparato e interessato, cominciando anche a sequestrare gli animali mantenuti illegalmente sui pascoli in aree e stagioni non consentite, quelli non marcati,  ripristinando così un  controllo efficacie del territorio.
Alle Regioni Abruzzo, Lazio e Molise: Adozione di tutti i provvedimenti necessari per trasformare i loro impegni sottoscritti nel Patom  e il concreto sviluppo delle attività indicate con le recenti Dgr a favore della conservazione dell’orso, perché promuovano quelle necessarie  azioni concrete, dalla gestione adeguata della normativa venatoria ad un controllo sanitario del territorio serio e costante in modo da rendere compatibile la zootecnia con la tutela del territorio contrastando tutti gli abusi. 

* PATOM | Acronimo con cui si indica il Piano di Azione per la Tutela dell’Orso marsicano attivato dal  Ministero dell’Ambiente e sottoscritto dalle Regioni, le Province, dal Corpo Forestale dello Stato, Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, Istituto Nazionale di Fauna Selvatica, parchi e riserve naturali ed enti locali interessati dalla presenza di questa specie e da associazioni come il WWF e Legambiente. Si tratta di una vera e propria cabina di regia per la tutela dell’orso marsicano che promuove e coordina le attività di monitoraggio, la conservazione e la gestione dell’Orso bruno marsicano

Censimento dei pollai per l’orso e reti elettrificate per fargli cambiare idea 27.09.2014

5 risposte a "Ancora raid nei pollai a Pettorano: Cucciolo d’orso affamato fa fuori 2 galline"

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