Lo spettro dell’Airgun sulle balene arenate a Punta Penna

Pescara. Un sospetto dal giorno in cui sono spiaggiate a Punta Penna 7 capodogli e i primi risultati della necroscopia, sulle femmine morte quasi in riva nella riserva naturale di Vasto, provano che l’ipotesi dell’air-gun resta più che valida.

Aggiornamento

Foto Renzo Di Biase
Foto Renzo Di Biase

In un intervento sul quotidiano La Repubblica Vincenzo Olivieri, Presidente del Centro studi Cetacei onlus di Pescara, dopo l’esame sulle 3 balene morte, annuncia che su uno dei capodogli deceduti sono state rilevate tracce di gas nel sangue, il che significa ..che quanto accaduto potrebbe essere messo in correlazione con le attività di ricerca petrolifera. “Tecniche come l’airgun producono un rumore fortissimo che spaventa e disorienta i capodogli – spiega Olivieri – Questo trauma porta i cetacei a una riemersione troppo rapida, la cui conseguenza è la permanenza di gas nei vasi sanguigni. Il meccanismo è simile a ciò che accade ai sub colpiti da embolia in seguito a una mancata decompressione”. Purtroppo una delle 3 balene è risultata in cinta, il feto di circa 4 mesi sarà affidato al museo del Mare di Pescara.

Articolo del 12.09.2014

Mappa del traffico navi del 12.09.2014
Mappa del traffico navi del 12.09.2014

Vasto (Ch). Airguns? E’ una sorgente ad aria compressa che viene trainata dalla nave di ricerca per sondare il fondale marino, perché parlarne trattando dello spiaggiamento dei Capodogli? 

Foto Emergenza ambiente Abruzzo 2014
Emergenza ambiente Abruzzo

A specifici intervalli di tempo le sofisticate attrezzature dell’imbarcazione emettono un segnale acustico, sonar ad impulsi che potrebbe disorientare i cetacei. Il segnale deriva dall’espansione di aria in mare sotto forma di una bolla d’aria, grande e allungata. Il segnale acustico viaggia attraverso la colonna d’acqua, tra i depositi sedimentari e le profonde formazioni rocciose, viene riflesso dalle discontinuità della conformazione della terra in cui viaggia e i dati della sollecitazione prodotta, le reazioni del suono e di ciò che lo circonda e su cui si scontra, vengono registrati su un nastro magnetico dei ricevitori e poi archiviati.

Foto Protezione civile Vasto
Foto Protezione civile Vasto

Perché parliamo di una cosa così complicata mentre ancora batte forte il cuore per i primi 2 cetacei scampati alla morte delle 7 balene spiaggiate a Punta penne, ne rimangono ancora 2 da salvare, ma noi stiamo parlando di un sonar e di attrezzature militari, forse perché 3 Capodogli sono morti, già sono morti proprio su quella spiaggia che vogliono riempire di pozzi e caricare di piattaforme petrolifere, lo fa notare anche l’assessore regionale all’ambiente Mario Mazzocca, come a dare un chiaro segnale della fine che potremmo fare se daremo spazio al distretto minerario-petrolifero. Due balene sono decedute alle 7 di questa mattina quando alcuni surfisti hanno avvistato i cetacei irrimediabilmente arenati sulla riva di Punta Penne. E intanto accenniamo a sofisticate strumentazioni probabilmente perché stiamo cercando una ragione, il motivo, la causa di questo drammatico evento di spiaggiamento delle balene. Una delle 3 balene è morta appena dopo l’arrivo dei soccorritori, per lei non c’è stato nulla da fare. Non è la prima volta che dei cetacei disorientati finiscano sulla costa Adriatica per morire sulle spiagge abruzzesi e della provincia di Chieti. Come mai accade? Così risponde il presidente del centro studi cetacei Vincenzo Olivieri: “Le cause saranno da valutarsi con la necroscopia che si eseguirà sugli esemplari morti, ma una cosa è certa: il disorientamento che porta i cetacei a spiaggiarsi solitamente è dovuto a diversi fattori tra cui sicuramente l’uso in zona di sonar militari e le ricerche petrolifere”.

Mappa del traffico 2 navi del 12.09.2014
Mappa2 traffico navi 12.09.2014

Un’occhiata alla navigazione in mare in queste ore sull’Adriatico. Di fronte a Bari sta navigando l’imbarcazione Explora dell’istituto nazionale di Oceanografia. Explora opererebbe anche per conto dei petrolieri e proprio questa imbarcazione ha svolto operazioni di air-gun in mare (qui il video). Il fenomeno dell’air-gun è molto complesso, con distanze coperte dai segnali anche di centinaia di chilometri*.

Visto anche le attrezzature a bordo deair-gunair-guna nave pubblica magari sarà semplice ottenere collaborazione, possono aver ascoltato qualcosa.

Marine traffic 

* The impulses created by the release of air from arrays of up to 24 airguns create low frequency sound waves powerful enough to penetrate up to 40km below the seafloor. The “source level” of these sound waves is generally over 200dB (and often 230dB or more), roughly comparable to a sound of at least 140-170dB in air. These sound waves become less intense as they travel away from the airgun array, due to both scattering off of the seafloor and “acoustic spreading”, by which the total sound energy is spread out into a larger and larger area as it spreads in a spherical or cylindrical fashion. The sound is generally falls to below 180dB at about 1km from the source; the reduction continues, but at a slower pace, as distance increases, leveling off at around 100dB at a distances of 40-50 km, and remaining audible for hundreds of kilometers (depending on background noise levels); many researchers have tales of acoustic studies being interrupted or even abandoned due to airgun sounds from distant surveys.

Capodogli a Punta Penne
Protezione civile Vasto (Ch)

Per salvare i 2 cetacei ancora spiaggiati qualcuno avanza persino la proposta di creare un corridoio momentaneo proprio per fare riprendere il largo agli ultimi sopravvissuti all’incidente, risparmiando loro altra fatica per allontanarsi. Emergenza ambiente Abruzzo e Protezione civile di Vasto hanno segnalato, questa mattina alle 7.30, i 7 Capodogli, circa 15 metri di lunghezza, arenati sulla spiaggia di Punta Penne a Vasto (Ch), immagini e video sono anche su Facebook. Alle 13.40 la notizia che la seconda balena è stata liberata, praticamente portata a braccio da decine di volontari che l’hanno spostata lontano dalla riva per consentirle di prendere il largo.

Alle 11.40 una ruspa meccanica, giunta sul posto per le operazioni di soccorso, ha contribuito a garantire la liberazione della balena più piccola spiaggiata e ancora viva sulla riva, bloccata tra la sabbia. Appena prima delle ore 9 la buona notizia dell’avvio delle operazioni di  salvataggio per almeno uno dei cetacei, missione perfettamente compiuta, mette di buon umore tanti abruzzesi che seguono dai social la singolare vicenda dei 7 cetacei arenati sulla spiaggia di Vasto.

Alle 8.30 la Protezione civile di Vasto ha diramato un bollettino nel quale informava che delle 7 arenate almeno 4 balene erano ancora vive, tre non ce l'avevano fatta e si stavano organizzando i soccorsi per il loro salvataggio.

Sul posto l’assessore regionale all’ambiente, Mario Mazzocca, commenta: “E’ significativo il fatto che le balene siano venute a morire proprio in questa spiaggia a Punta Penne, sul litorale adriatico. Vogliono dirci qualcosa?

Una riflessione sull’ airguns..Il pensiero è sempre quello ed è per molti lo stesso comune sospetto: strano che nei pressi di apparecchiature militari e di ricerca siano sempre più frequenti episodi di disorientamento dei cetacei. A Punta Penna? La presenza dei Capodogli sulla spiaggia abruzzese è alquanto singolare, ma non quanto la presenza di imbarcazioni che con attrezzature di ricerca sondano i fondali. Proprio da quelle parti dovrebbe sorgere il Parco della Costa Teatina, lì trivellano da morire e dovrebbero scavare altri pozzi, sono alla scoperta dell’oro nero e chiedono nuovi permessi per ulteriori prospezioni alla ricerca del petrolio. Risponde ad un commento Emergenza ambiente Abruzzo, gruppo unico dei movimenti ambientalisti abruzzesi, che la presenza delle balene è probabilmente legata al ritorno al fossile e che ciò possa aver determinato, assieme ai cambiamenti del clima, come in moltissimi altri casi registrati sulle coste italiane, il disorientamento delle balene, ma bisogna attendere gli esiti delleanalisi eseguite sulle 3 carcasse di capodogli per fare luce quest’altro mistero(ore 12del 12.09.2014).

mariatrozzi77@gmail.com

Legambiente: “Colpa della ricerca di petrolio? Capire le cause per evitare casi analoghi”

Sette capodogli spiaggiati nella riserva di Punta Penna nel Comune di Vasto, due dei quali morti subito, un altro a distanza di qualche ora, nonostante l’intervento dei soccorsi e la grande partecipazione attiva di molti cittadini intervenuti sul posto. Episodi non nuovi che riportano l’attenzione su una problematica che si ripete con una preoccupante frequenza sulle spiagge adriatiche e che, inevitabilmente, fa porre delle domande sulle cause di questi terribili episodi. Non è un caso se l’associazione ambientalista Legambiente si domanda: “C’entrano le intense attività petrolifere che riguardano il mar Adriatico? Solo di fronte alle coste abruzzesi ci sono 2.615 kmq dati in concessione alle compagnie petrolifere per attività di estrazione e ricerca petrolifera e in totale nell’Adriatico centro meridionale ci sono oltre 12.290 kmq interessati da permessi di ricerca, istanze di coltivazione o per nuove attività di esplorazione di petrolio che si aggiungono alle 8 piattaforme già attive. Per capire se ci sono giacimenti si fa ricorso, tra le altre tecniche, a indagini sismiche con l’utilizzo di airgun. In sostanza, si sparano delle cannonate sonore da 280 decibel che rimbalzano sul fondale e vengono raccolte da dei sensori che in base all’eco prodotta rivelano se ci sono giacimenti. I cetacei hanno un udito molto sviluppato e queste bombe sonore arrecano loro un grave danno, con perdita dell’orientamento. <L’imperativo che lanciamo _ commenta il Presidente di Legambiente Abruzzo, Giuseppe Di Marco, – è quello di indagare a fondo sulle cause. Inoltre, ribadiamo con fermezza la palese impossibilità di coesistenza di modelli di sviluppo sostenibile con la deriva petrolifera, alla quale si vuole condannare il nostro mare. Continuare a parlare di estrazioni petrolifere non è solo una scelta folle di politica energetica, ma rischia soprattutto di disperdere la vera ricchezza del nostro territorio, ovvero il suo straordinario patrimonio naturalistico, storico e culturale>.

Bisogna fugare ogni dubbio sui nessi causali che collegherebbero lo spiaggiamento alla ricerca del petrolio, come ribadisce Gianfranco Pazienza, di Legambiente Puglia e assegnista di ricerca del Cnr-Ismar (Centro nazionale ricerche Istituto di scienze marine): “Bisogna capire bene quello che è successo – commenta – si deve interrogare l’Ispra e il Ministero dell’Ambiente per sapere se in questi ultimi 10-15 giorni siano state fatte attività di ricerca del petrolio con la tecnica dell’airgun. La legge consente questo genere di operazione solo se effettuato da personale specializzato, solo in questo caso l’operazione viene autorizzata. Bisognerà poi capire bene le condizioni dei cetacei spiaggiati, se erano digiuni e nel caso da quanto tempo e altri fattori per capire bene la situazione”.

Sono ormai certificati gli effetti dell’indagine attraverso airgun sulla fauna acquatica, in particolare sui mammiferi marini. Ci sono studi, infatti, che dimostrano come gli effetti si ripercuotano anche a 3mila miglia dalla sorgente, inducendo i cetacei a modificare il loro comportamento e arrecando gravi danni.

Anche l’Ispra afferma nel “Rapporto tecnico Valutazione e mitigazione dell’impatto acustico dovuto alle prospezioni geofisiche nei mari italiani” del maggio 2012 che i fattori antropici, come il rumore generato dagli airgun nel corso di attività sismiche, possono determinare nei capodogli l’impossibilità a orientarsi, e il loro successivo spiaggiamento. Oltre gravi danni anche sull’udito dei pesci e su altre specie marine, anche questi dimostrati ormai da numerosi studi e ricerche condotte negli ultimi anni, che Legambiente ha puntualmente ricordato e riportato anche nei documenti prodotti dall’associazione con le osservazioni ai diversi progetti presentati dalle compagnie petrolifere”.

“Sulla base di questi elementi – conclude Giuseppe Di Marco – riteniamo indispensabile e chiediamo agli enti competenti (Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico) di verificare se questi effetti sono stati considerati in fase di rilascio delle autorizzazioni, dove si stanno svolgendo questo tipo di ricerche e chiarire se e quali conseguenze queste abbiano avuto sull’episodio in particolare e quali ne potranno avere in futuro sulla fauna e sugli ecosistemi marini. Riteniamo una scelta assolutamente insensata e estremamente dannosa per l’ambiente marino  quella di continuare a concedere aree per la ricerca e l’estrazione di petrolio, noncuranti delle gravi conseguenze ambientali che queste possono comportare. Tutto questo in nome di una presunta indipendenza energetica e di una subdola tesi di convivenza tra modelli di sviluppo che sono agli antipodi. Usciamo da questa farsa!”.

Cobas  Chieti–Pescara A Punta Penna sono spiaggiati 7 capodogli, 4 sono stati ritrovati già morti. É un avvenimento drammatico, ma non è stata una inevitabile fatalità. Non c’è bisogno di essere scienziati dell’ambiente, biologi marini, climatologi o metereologhi per comprendere che la devastazione ambientale, l’inquinamento forsennato dei mari, l’insostenibile circolazione e moltiplicazione di produzioni tossiche dettate dalla sciagurata logica del profitto, sono all’origine di questa tragedia. Ed è ancora più grave che essa sia accaduta su una spiaggia che fa parte di una riserva naturale che deve essere rispettata e tutelata. Se immaginiamo cosa ancora potrebbe succedere se andasse in porto, (come è nell’intenzione di governo, imprenditori e multinazionali senza scrupoli), la sempre più sbandierata petrolizzazione del medio e basso Adriatico, allora sì che la catastrofe sarebbe annunciata ed inevitabile. Non è bastato che l’anno scorso il 13 aprile a Pescara in 40 mila abbiamo detto no allo scempio del progetto Ombrina, lor signori ci stanno riprovando ancora. E le notizie che trapelano circa le intenzioni del governo Renzi sull’ambiente non lasciano presagire nulla di buono. Infatti  nell’imminente decreto governativo “Sblocca Italia” si vuole inserire una clausola, per cui, su questioni riguardanti l’allocazione di impianti inquinanti, si bypasseranno anche eventuali pareri contrari da parte degli Enti Locali, avocando tutti i poteri decisionali al governo. Tutto questo non può e non deve accadere. Bisogna essere pronti  a costruire altre mobilitazioni come quella del 13 aprile 2013 insieme a tutta la popolazione.

Aggiornamenti

Binocoli per avvistare ed evitare i cetacei nella ricerca con Airgun tra Pescara e Ortona 15.01.2016

Stop all’air gun, approvati gli emendamenti, chissà se dureranno 04.03.2015

Fumetto sul salvataggio dei cetacei per far luce sulle cause dello spiaggiamento 27.02.2015

A caccia di petrolio con onde sismiche nel mar Ionio: tutto da trivellare 01.11.2014

Capodogli: 3 sono morti. Ambientalisti: fermate decreto (s)blocca Italia  14.09.2015

12 pensieri riguardo “Lo spettro dell’Airgun sulle balene arenate a Punta Penna

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