Discarica Santa Lucia: i veleni della prescrizione

Sulmona (Aq). Lo stralcio delle relazioni del 2007, mai pubblicate sino ad ora, svela livelli d’inquinamento preoccupanti per la discarica Santa Lucia. Nei documenti risulta che le quantità di Antimonio e Cadmio rilevate nel sito sono oltre i limiti di legge. Le analisi vengono eseguite dopo una blanda messa in sicurezza disposta dal Comune di Sulmona che ha dimenticato la bonifica dell’areaLe colpe si prescrivono in fretta e più facilmente, ma i danni no. 

Aggiornamento

Discarica frazione Marane Report-age.comAntimonio e Cadmio stanno avvelenando una parte della conca, la fascia pedemontana al confine col Parco nazionale della Maiella. Sono sostanze tossiche quelle non ancora isolate nella discarica dei veleni che insiste su alcuni terreni contaminati attigui ad aree coltivate. Da 12 anni quelle sostanze venefiche proliferano e sgorgano da Santa Lucia, una contrada simile ad una piccola Bussi, con un sito inquinato ancora tutto da bonificare, ma quando accadrà?

lato Nord del muro di rifiutiÉ proprio nell’immondezzaio scoperto, tempo addietro nella frazione Marane di Sulmona (Aq), che brucia il futuro della valle Peligna. A preoccupare non è solo l’effetto delle sostanze tossiche rilevate in quantità allarmanti nel 2007, già decuplicate rispetto alla soglia di contaminazione consentita nel suolo (Tabella 1 All. 5 del D. Lvo. 152/06), ma sono le complicità politico amministrative e le amministrazione che si ono susseguite, per anni, alla guida della città dei confetti che non si sono nemmeno degnate di provvedere ad una seria messa in sicurezza del sito contaminato. Nemmeno a pensare poi ad una eventuale bonifica! I ladri, solo loro, si sono ricordati del muraglione di lerciume ben nascosto sull’appendice di quella che un tempo era via del Cavallaro. Lo hanno considerato un luogo ideale per affidare al segreto della notte il furgone rosso impegnato nel furto lampo (2014), fotocopia, di quello del 26 aprile 2014, al centro commerciale il Nuovo Borgo, un grande magazzino ubicato a circa 400 metri in linea d’area dalla discarica, nascosto tra le campagne. I veleni non portano fortuna nemmeno ai frettolosi furfanti del 12 luglio. La colonnina bancomat sradicata quella notte dal centro commerciale di viale della Repubblica è completamente vuota.

Terreno agricolo coltivato di fronte la discarica dei veleni di Santa Lucia
Terreno agricolo di fronte la discarica
Eternit sul tetto del fienile della discarica
Eternit sul fienile della discarica

Antimonio e Cadmio nel letamaio di via del Cavallaro, oggi via Mario Scocco, gli effetti sono devastanti non solo per l’ambiente, ma per la salute dell’uomo e per la fauna. Vedere aree coltivate nei paraggi è inquietante così come scoprire che proprio in quello spiazzo avvelenato pascola persino un cavallo, sgusciato dal fienile con il tetto malconcio in Eternit a 3 metri dal sudiciume. Discutibilmente  messa in sicurezza nel 2007, la discarica è in attesa di bonifica. Nella Visura ordinaria della società L’Ambiente, fornita dalla Camera di commercio dell’Aquila, manca il numero civico della sede legale dell’azienda che su via del Cavallaro gestiva appunto la fantomatica piattaforma di rifiuti. Non manca però il numero civico della ditta Beton Bloc di Tirimacco e Figli snc che proprio in quei terreni, prima che spuntasse la ditta L’Ambiente, produceva blocchi di cemento e mattoni, almeno prima del giubileo del 2000.

Blocco di mattoni nel sito della discarica
Blocchi in discarica

Si tratterebbe dello stesso luogo che gli eredi dei terreni in cui operava la Beton Bloc mettono in sicurezza, per conto del Comune di Sulmona, quali titolari della società Pavind di Sulmona che, oltre a costruire metanodotti e acquedotti, ha tra le sue prerogative anche la raccolta di rifiuti di qualsiasi genere e le bonifiche. Tra aprile e maggio 2007 la Pavind opera, a spese dell’amministrazione comunale, per la messa in sicurezza proprio del sito un tempo appartenuto alla famiglia, ma in qualità di bonificatrice e limitatamente al cumulo dei rifiuti per compattarli con raccolta e sistemazione sulla piattaforma. Esattamente per il muro di rifiuti, per le balle di pattume franate, con copertura ed isolamento del cumulo mediante capping provvisorio (geomembrana). Cioè la Pavind movimenta un po’ d’immondizia e piazza drappi simili a teloni da campeggio, tutto per la modica cifra di 30 mila euro, soldi pubblici.

lato Nord del muro di rifiutiIl 10 maggio 2007, in una relazione, l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta) quantifica i veleni principali del sito grazie anche alle analisi della società Ecogest, i dati sono custoditi in un fascicolo della procura del tribunale di Sulmona:

  • Per il terreno lato Ovest all’esterno della piattaforma in un terreno presumibilmente agricolo, la concentrazione del parametro antimonio (93,60 mg/kg) supera di tre volte i limiti previsti dalla tabella 1 Concentrazione soglia di contaminazione nel suolo e nel sottosuolo riferiti alla specifica destinazione d’uso dei siti da bonificare colonna A;
  • per il terreno lato Nord, all’interno del sito, la concentrazione del parametro antimonio (169,49 mg/kg) supera i limiti (30mg/Kg ndr) previsti dalla tabella 1 Concentrazione soglia di contaminazione nel suolo e nel sottosuolo riferiti alla specifica destinazione d’uso dei siti da bonificare (..)
  • la concentrazione del parametro cadmio  (2,47 mg/Kg) supera i limiti (2 mg/Kg ndr ) previsti dalla colonna A(..);
  • per il terreno lato Sud, all’interno del sito, la concentrazione del parametro antimonio (27,21 mg/Kg) supera i limiti previsti dalla tabella 1 ..”.
Discariche San Lucia Report-age.com 19.7.2014
Foto 2

Proprio per questi gravi motivi l’Arta ritiene opportuno realizzare interventi di messa in sicurezza integrativi, per limitare la diffusione degli inquinanti, l’agenzia suggerisce la rimozione del terreno o la copertura temporanea dello stesso con telo impermeabile e per impedire l’accesso al sito da parte di persone e/o animali consiglia delle reti di recinzione su tutta l’area e l’installazione dei cartelli di avvertimento, non più visibili.

Fienile della discarica a Santa Lucia Report-age.com 2014Singolare davvero che il 19 luglio 2014 un puledro sia scaricato proprio a ridosso della discarica (foto 2) nello spiazzo aperto e poco recintato. Il cavallo viene portato a ridosso della discarica, nella stalla non manca il fieno ed è la stessa che ospiterà, giorni dopo, un altro quadrupede di colore nero e sempre a 2 passi dai punti in cui la contaminazione è evidente.

Discarica Santa Lucia Marane, Report-age.com 2014Seminascosto, da 12 anni, il muro di rifiuti alle falde del monte Morrone è un mucchio di amare sorprese. Fra le tante, le anomalie magnetiche rilevate dal Corpo forestale dello Stato (Roma, L’Aquila e Sulmona) e dalla Guardia di finanza di Sulmona che con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) non sono riusciti a verificare direttamente l’anomalia magnetica covata nel ventre del sito. Sarà un piccone abbandonato o un paletto di ferro? A quelle profondità non sarebbe assurdo recuperare qualche bidone arrugginito, vuoto? Niente scavi per verificare l’anormalità rilevata dai consulenti del tribunale di Sulmona. È la punta di un iceberg? Impossibile dare una risposta su quanto è stato sepolto, a circa 3 metri, nel terreno inquinato.

Arta analisi Santa Lucia Relazione pag.1 Report-age.com 2014Inquinamento. Tutto prescritto e nonostante gli esiti delle analisi la mancanza di fondi fa saltare sia la bonifica che lo scavo per le verifiche. I controlli comunque non sono mancati, sollecitati soprattutto dopo i dati sconcertanti comunicati agli inquirenti dall’Arta. Nella discarica Santa Lucia le concentrazioni di cadmio e antimonio erano 10 volte superiori ai limiti consentiti già 7 anni fa, figuriamoci dopo che alla singolare messa in sicurezza dell’area non ha fatto seguito nemmeno uno straccio di bonifica. Eppure i terreni limitrofi vengono ancora coltivati, a due passi insiste un allevamento, con tanto di paglia e animali nella stalla. Nel ricovero ad aprile c’era un asino che ragliava, il verso dell’animale era avvertibile a chilometri di distanza. Il sito dei veleni è stato accessibile a chiunque almeno fino a luglio.

Storia della discarica Santa Lucia

Abitazione a pochi metri di distanza dall'ammasso di rifiuti. Foto aprile 2014
Abitazione tra i rifiuti  2014

Il 6 dicembre 2001 la discarica cominciò a prendere forma e sostanza quando, con procedura semplificata, la società L’Ambiente snc chiese di stoccare, recuperare/riciclare rifiuti non pericolosi (carta, cartone e parti leggere provenienti dalla demolizione di autoveicoli) per la produzione di energia termica e/o elettrica con 2 diversi permessi, uno al Comune di Sulmona e un altro alla Provincia di L’Aquila. Le prime ambiguità sulla piattaforma gestita dalla società L’Ambiente snc sono segnalate da 2 agenti di polizia municipale che, dopo un sopralluogo, elevano delle contravvenzioni a carico della società di cui Domenico Malvestuto era amministratore unico. Tra gli altri soci della vecchia ditta, costituita nel ’98, partecipa al 10% Domenico Leombruni, nome diverso ma stesso cognome risulta per un’altra quota de L’Ambiente srl, al 10% partecipa all’impresa un altro parente di Domenico Leombruni che ai tempi è anche amministratore unico della Serveco srl, società a responsabilità limitata che gestiva una piattaforma trasformata in discarica con rifiuti pericolosi a Colle Sant’Antonio, alias colle Marcone incendiata a giugno 2015. (Ordinanza (settembre 2015) di messa in sicurezza che il sindaco Chieti rivolge, forse per errore, all’ex amministratore della Serveco srl)

Già il 6 maggio 2002 l’autorizzazione a svolgere l’attività di stoccaggio in contrada Santa Lucia, all’epoca segnalata in via del Cavallaro, era stata revocata dalla Provincia dell’Aquila per la presenza, nella piattaforma, di rifiuti diversi da quelli indicati dalla società in almeno una delle richieste di autorizzazione a svolgere l’attività, ma soprattutto perché il materiale stoccato non era stato reso innocuo, insomma mancavano i teloni di plastica per la copertura dei rifiuti.

Altro edificio, adibito a stalla, a due passi dal mucchio di rifiuti
Stalla a due passi dalla discarica

Il 21 novembre 2002 risulta negli atti del tribunale, il terreno della discarica viene ceduto in proprietà ad un ventunenne, M. L., originario di Torino, che nel 2010 è vice segretario provinciale, a Bologna, dell’Unione generale del lavoro (Ugl) nel sindacato del  Corpo forestale. Il ragazzo acquisterebbe la titolarità del fondo, allora indicato in via del Cavallaro, cedendo la sua motocicletta. Un affare per il giovane, così sembra all’inizio. Lo stesso cognome del giovane risulta poi per altri 2 consociati della srl L’Ambiente, con quota di partecipazione pari al 10% del capitale sociale. È indicato nella visura camerale della società che avrebbe dovuto realizzare sul sito una piattaforma. Scoppia il caso quando ormai la discarica è talmente alta e minacciosa da compromettere ogni attività nei paraggi e a due passi dal sito inquinato insistono anche un edificio in costruzione e un altro allevamento. Qualche mese dopo, il 1 gennaio 2003, stranamente l’amministratore unico della ditta L’Ambiente snc viene eletto Presidente del Cogesa, Consorzio di servizi ambientali per la gestione dei rifiuti (Malvestuto Presidente del Cogesa) nelle mani dei politici di destra, Alleanza nazionale.

Vasca sul lato Est della discarica che si affaccia sul monte Morrone Report-age.com 2014
Vasca lato Est discarica (Morrone)

Il 18 marzo 2011 il personale del Corpo forestale di Sulmona, sezione coordinata dal sovrintendente Amelio Bianchi, mette a disposizione dell’Arta la documentazione del sito di Santa Lucia per informare sulla procedura per l’inserimento della discarica nell’anagrafe dei siti contaminati della regione Abruzzo. Inutile dirlo, la discarica è nella lista nera. Non è una sorpresa che la la pattumiera,  al confine tra le frazioni Marane e Fonte D’Amore, è già oggetto di innumerevoli verifiche:

giugno 2005 l’Arta segnala alla Regione Abruzzo anche l’area di santa Lucia tra i vari siti interessati da discariche abusive e abbandoni incontrollati nella provincia di L’Aquila;

7 maggio 2008 il Comune di Sulmona chiede, a Regione, Arta, Provincia e Ausl, l’inserimento del sito di santa Lucia nell’anagrafe dei siti potenzialmente contaminati e la convocazione di un tavolo tecnico;

20 maggio 2008 viene redatto il verbale della Conferenza di servi inerente l’inserimento del sito di santa Lucia nell’anagrafe dei siti potenzialmente contaminati;

4 marzo 2010 l’Arta trasmette a Regione e Provincia l’elenco dell’Anagrafe dei siti potenzialmente contaminati tra questi figura anche la discarica di santa Lucia (codice Aq900001);

11 ottobre 2010 con D.G.R. nr. 777 la Regione inserisce il sito di Santa Lucia di Sulmona nell’anagrafe dei siti contaminati ai sensi degli articoli 244 e 245 del Decreto legislativo 152/2006.

La discarica è un cumulo di rifiuti che ingrassa col tempo. Gli occhi sulla coppa sono quelli degli amministratori locali che per la questione, ironia della sorte legata a Santa Lucia, vedono poco e spendono meno per la messa in sicurezza del sito compromesso, tralasciando i tanti soldi in bilancio destinati al ripristino ambientale versati dal Cogesa (350 mila euro l’anno). Come sono state impiegate, quelle somme, in passato?

Mucchio di rifiuti S. Lucia Report-age.com 2014A gennaio 2007 la discarica è lunga 40 metri ed è larga 38 metri, le dimensioni sono indicate negli articoli dei quotidiani del tempo, i rifiuti accumulati sul sito sono esposti alle intemperie e, in gran parte, sono a contatto diretto col terreno. Lo stato della discarica è indicato dalla Ecogest nella relazione tecnica commissionata dal Comune intitolata: Caratterizzazione di base e analitica dei rifiuti ed intervento di messa in sicurezza di emergenza del sito interessato da discarica abusiva per procedere alla rimozione e allo smaltimento  dei rifiuti.

Tra marzo e aprile 2007 vengono eseguiti i lavori di messa in sicurezza della Pavind di Sulmona. A quel tempo il muro di immondizie è alto solo 4 metri e un’altra accurata relazione della Ecogest, commissionata dall’Arta, rivela i primi dati sconcertanti. Nel 2007 c’erano 6 mila m³ d’immondizia, ma 400 del muro di spazzatura franano sulle proprietà confinanti la discarica e così partono le prime denunce dei proprietari dei terreni che si risolveranno, ancora in primo grado, nel 2013.

Sede legale della società L'Ambiente Altri sigilli per la discarica vengono disposti giorni dopo la messa in sicurezza, vanificata dal mal tempo. Basta un leggero venticello per scoprire che i teloni servono a poco. Per le Fiamme gialle il conferimento di rifiuti pericolosi, nella discarica di Santa Lucia, sarebbe continuato anche dopo l’intervento dell’amministrazione comunale. I sigilli non bastano ad impedire che il muro di rifiuti cresca. La parete di pattume si allunga e nel 2011 è raddoppiata in altezza: 8 metri. Questo nonostante l’area sia stata sottoposta a sequestro. Lì dentro ci sarebbero 12 mila di rifiuti, quelli noti sono: ferro, laminati, plastica, tessile, cartone e pneumatici. Un mostro in decomposizione che tossisce cadmio e antimonio ed espelle percolato.

Discarica Santa Lucia servizio di vigilanza Report-age.com 2016
Adesivo sul cancello aperto della discarica

Niente fatture sui costi della singolare messa in sicurezza. A fine maggio 2010 alcuni ispettori del Corpo forestale recuperano a palazzo San Francesco, sede del municipio, gli atti relativi alla realizzazione della copertura per la messa in sicurezza della discarica. Tra i documenti mancherebbero le fatture per conoscere l’effettivo costo dell’intervento. Gli agenti di polizia giudiziaria sono fortunati perché ritrovano almeno la delibera con cui l’amministrazione si è impegnata a sostenere la spesa per l’intervento d’urgenza. L’esito dei controlli di pg resta sconosciuto. Si attende, ancor oggi, la bonifica che su ordine del tribunale il comune deve eseguire.

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Allarmati dai dati, il 26 gennaio 2011, gli agenti del Corpo forestale dello Stato e della Guardia di finanza approfondiscono la questione. Ottenute tutte le autorizzazioni, gli inquirenti procedono ad un ulteriore controllo del sito e con le nuove attrezzature rilevano, anche se parzialmente, una “anomalia magnetica a carattere bipolare che potrebbe essere oggetto di accertamento diretto mediante scavo”. Il Comandante della sezione di polizia giudiziaria del Corpo forestale dello Stato, Amelio Bianchi, riattiva le procedure con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) per un altro importante rilievo tecnico, questa volta con strumentazione georadar.

Il sopralluogo viene eseguito l’ 11 maggio 2011. In questo secondo rilievo,  Marco Marchetti, esperto dell’Ingv, sottolinea la necessità di uno scavo su 2 settori del terreno e li individua con precisione .. per conoscere l’esatta struttura del sottosuolo e accertare la massa ferrosa rilevata nel cuore della discarica, ad una profondità di circa 2 metri e mezzo. Tomografia elettrica discarica Santa Lucia Report-age.com 2014E ancora, il terreno potrebbe essere stato rimosso anche perché, scrive il consulente tecnico, attraverso la tomografia elettrica si riesce ad individuare anche una sacca, nel terreno, evidenziata sulla cartina, che potrebbe non essere dovuta ad una caratteristica geologica del sottosuolo bensì potrebbe essere legata ad un processo antropico di scavo e riempimento. Qualcuno ha scavato nel terreno e poi lo ha ricoperto di terra, in una discarica, ma per quale ragione?!

Rifiuti, aprile 2014
Rifiuti S. Lucia 2014

Oggi l’immondezzaio ai piedi del monte Morrone non rappresenta più solo una pattumiera, ma è un altro mausoleo innalzato alle bonifiche fantasma e alle responsabilità mai accertate, sepolte sotto il totem dell’immobilismo imperante delle amministrazioni succedute, nella città dei confetti, per oltre un decennio. Colpevole indifferenza, accomodanti dimenticanze e solite clientele, è la linfa che alimenta un sistema rodato per i disastri ambientali.

La discarica gemella. È lo stesso intruglio di responsabilità d’accertare per la discarica gemella di colle Sant’Antonio (colle Marcone), a Chieti, bruciata nel 2015 con la messa in sicurezza che costerà circa mezzo milione di euro. Sul colle teatino, al confine con Bucchianico e Casalincontrada, circa 5 mila m³ di rifiuti speciali e pericolosi vanno in fumo a causa di un incendio doloso appiccato nella notte tra sabato 27 e domenica 28 giugno. La discarica abusiva, sequestrata a febbraio 2009 dalla Guardia di finanza, viene monitorata già dal 2008 come vecchia piattaforma, con referti fotografici datati marzo di quell’anno dal Corpo forestale dello Stato (Nucleo investigativo di polizia ambientale).

Che dire poi della ventennale discarica di pneumatici di Monte Ruzza, nel parco nazionale del Gran Sasso, monti della Laga o di quella di Ofena, nella cava di Collelungo. Per la discarica di amianto blu nel territorio del Consorzio di bonifica Aterno – Sagittario, nei pressi di Raiano (Aq), nel 2015 sono stati stanziati alcuni fondi per la bonifica, anche questa discarica è vecchia di 20anni. Sino alla Terra dei fuochi un sistema implacabile di prescrizioni trascina il Bel Paese in un disastro ambientale senza responsabili. A contribuire allo sfacelo è anche il decreto competitività del 9 giugno 2014 che garantisce un’altra via d’uscita agli inquinatori.

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Aggiornamenti

Brucia la discarica abusiva tra Colle Marconi e colle sant’Antonio 27.06.2015 (2)

A manifestare a Lanciano anche le associazioni antimafia impegnate con don Maurizio Patriciello 19.05.2015

18 pensieri riguardo “Discarica Santa Lucia: i veleni della prescrizione

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