Detenuto denunciato per atti osceni in luogo pubblico e un po’ di amore in più

carcereSulmona (Aq). Per atti osceni in luogo pubblico, nelle Casa di reclusione di via Lamaccio a Sulmona, è stato denunciato un detenuto di origine pugliese.

Fonte http://www.iljournal.it/
Fonte il journal.it

Secondo indiscrezioni, nel corso di un colloquio con la moglie, la scorsa settimana, il carcerato avrebbe esagerato nel riservare certe attenzioni alla donna proprio nell’affollato parlatorio dell’istituto, durante la visita settimanale e per di più con altri parenti della coppia presenti all’incontro appassionato.

Accade in mattinata, nell’orario di visita dei familiari, è una di quelle 6 ore preziose che sarebbero concesse, ogni mese, al detenuto e ai suoi parenti. Cosa possono rappresentare un pugno di ore per chi ha tanto da dirsi e da troppo tempo sta dentro?

Foto Maria Trozzi


A Sulmona il problema è evidente, ma non ancora s’interviene. Altrove intanto la stanza dell’affettività di Bollate (Mi) fa scuola, ma non ci sono altri alunni tra i dirigenti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria? Ci sono 160  ergastolani nel carcere sulmonese e tanti altri, dentro quelle mura, devono scontare pene lunghissime, parliamo di oltre 500 rinchiusi nel carcere peligno e gli affetti familiari si garantiscono col contagocce. Discorso a parte per chi lavora lì dentro.

pg report-age.com


I fatti. A starle tanto vicino qualsiasi uomo avrebbe difficoltà a tenersi. Questa è la compagna di vita di un detenuto ristretto nel carcere di Sulmona, sua moglie è una donna affascinante e l’ascolta al telefono per pochi minuti a settimana e quando è l’ora se l’abbraccia in quella manciata di ore di colloquio garantite al mese. Lei non salta un incontro e lui non riesce proprio a trattenersi quando ce l’ha di fronte, tanta bellezza non può lasciarlo indifferente. Il sentimento li ha uniti in matrimonio e l’amore li lega nonostante tutto. Insieme per sempre, ma da anni lui è rinchiuso, per i suoi legami con la criminalità organizzata, da tempo ormai non ha più rapporti intimi con quella creatura, così la guarda, la sfiora e poi? Poi una carezza tira l’altra e non riesce più a fermarsi all’ultimo incontro. I parenti che accompagnano la signora, impacciati, quasi sembrano proteggerli in principio. Guardare e non toccare resta fin troppo difficile in quelle condizioni, da tanto lui è dietro le sbarre e quelle attenzioni particolari, tenerezze rivolte alla sua donna, si fanno sentire sempre più profonde, intime e inconfessabili. Proprio non arriva a trattenersi davanti a tutti. Nella sala non ci sono solo loro, una quindicina di persone assistono confuse, imbarazzate. Sono quelle  che gravitano attorno alle altre 5 postazioni del parlatorio per l’ora di ricevimento, sono tutti familiari di detenuti e ci sono anche dei bambini in quello spazio  affollato, a stento conquistato dopo un’estenuante attesa davanti al cancello e in fila. carcere altoLa coppia purtroppo crea imbarazzo quando l’uomo la stringe e la tocca. Ha una quarantina d’anni lei, è vestita a modo, ma qualsiasi cosa indossasse, anche una tunica, non cancellerebbe la sua grazia. Lui pugliese va per la cinquantina, con una lunga detenzione alle spalle e all’orizzonte. Nemmeno mezzogiorno su via Lamaccio n.1, il caldo si fa sentire alla testa anche se il locale è al fresco. All’esterno della sala ricevimento gli agenti si accorgono della situazione e la Polizia penitenziaria deve intervenire quando la mano del detenuto, sulla moglie, dopo il seno e i fianchi scivola giù, sulle parti intime, arriva là dove non sarebbe il caso di azzardare e insistere tanto, almeno in pubblico. Così scatta la denuncia per atti osceni in luogo pubblico di cui l’uomo dovrà rispondere dinanzi ad un giudice. Lui riconosce la sua colpa e accetta di buon grado, ammette tutto e chiede anche scusa agli agenti per quanto accaduto, per quel che ha fatto. Così nel carcere di via Lamaccio, a Sulmona, si ripropone il problema dell’affettività in carcere, soprattutto tra coniugi e dell’amore tra le sbarre che, il secolo scorso, mobilitò l’amministrazione penitenziaria per metter su un progetto, rimasto al palo, che coinvolse anche grandi direttori come Armida Miserere.

per qualche metro e un po' di amore in più report-age.comSarà una coincidenza, ma proprio in questi giorni da Ristretti.it i familiari di tantissimi detenuti lanciano una petizione on line Per qualche metro e un po’ di amore in più e si mobilitano per chiedere all’Europa di occuparsi anche di loro invitando l’Italia a introdurre misure nuove ed efficaci per tutelarli: “L’Europa non si può accontentare dei 3 metri di spazio a detenuto per decretare che le nostre carceri non sono più disumane, lo sono eccome _ scrivono i parenti dei ristretti e invitano ad aderire all’iniziativa _ Le condizioni sono disumane in particolare per come trattano i famigliari dei detenuti: 6 ore al mese di colloqui e 10 miserabili minuti a settimana di telefonata, spazi per gli incontri spesso tristi e affollati, attese lunghe, estenuanti, umilianti”. In tutte le carceri italiane raccoglieranno migliaia di firme, entro il 24 dicembre 2014, questo per un po’ di amore in più. A sostenerli è anche la redazione di Ristretti Orizzonti (clicca qui per firmare).

ristretti orizzonti campagna report-age.comC’è dell’altro se, nel 2010, l’allora Sottosegretaria alla Giustizia, Maria Elisabetta Alberti Casellati, sosteneva la necessità di occuparsi anche della vita sessuale dei detenuti (fonte): “Una persona repressa nel suo istinto naturale e sessuale può avere qualche altra polarizzazione sessuale, magari anche non desiderata, o addirittura imposta dall’ambiente. Bisognerebbe predisporre delle stanze nelle quali poter incontrare il marito/la moglie per un intrattenimento di carattere sessuale-affettivo. Riserverei a questi incontri lo stesso tempo dedicato ai colloqui con la famiglia, diciamo un’oretta”. Di diverso avviso un sindacato di Polizia penitenziaria: “Gli agenti non sono baby sitter o guardoni di Stato” è la reazione smodata del Sappe alle dichiarazioni della sottosegretaria.

unione europea report-age.com Ue report-age.com 2013Dal 1985, le Direttive europee consigliano un impegno per la tutela dell’intimità ai carcerati e sollecitano gli Stati membri dell’Ue. Già ai tempi dell’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche, in Russia, sperimentarono questa possibilità e così intraprendono, più tardi, la stessa strada anche altri Paesi: Austria, Danimarca, Finlandia, Germania, Norvegia, Olanda, Spagna, Svezia (dove è permesso incontrare fidanzati e familiari in piccoli appartamenti all’interno degli istituti di pena) e l’Italia? Nel 1998 è il Ministro di grazia e giustizia, Oliviero Diliberto, a prendere posizione sul problema poi passato nelle mani dei dirigenti degli istituti.

Nel 1999 si parla, nella penisola, di un nuovo Regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario e della previsione, per i detenuti, di contatti affettivi con i familiari: 12 incontri di 24 ore in apposite unità abitative, senza sorveglianza a vista, per chi non è lontano dal fine pena. Non si tratta però dei colloqui intimi previsti già in altri Paesi europei. “Il tentativo di ricostruire il nucleo e il clima familiare, sia pure all’ interno dell’ istituto ” chiarisce a quei tempi il sottosegretario alla Giustizia Franco Corleone che ne parla in una intervista al Corriere della Sera il 24 settembre.

Fonte foto http://www.lindro.it/
Foto on line disponibile su   l’indro.it

Sull’esempio delle case-famiglia della cattolicissima Spagna, in provincia di Milano, a Bollate, il direttore del penitenziario milanese Lucia Castellano, per circa 10 anni (vedi articolo), organizza e garantisce l­­­­a stanza dell’affettività. Si tratta di una vera e propria casa in cui alcuni genitori detenuti possono effettuare colloqui straordinari, oltre gli ordinari. La stanza è pensata per evitare il trauma dell’ambiente carcerario ai bambini più piccoli e quindi favorire un rapporto più sereno tra il genitore detenuto e la propria famiglia. La famiglia che si riunisce nella stanza ha la possibilità di cucinare, consumare un pasto insieme, giocare o fare i compiti con i bambini. Gli incontri durano circa 4 ore e sono controllati con videocamere a circuito chiuso, evitando così la presenza fisica dell’agente. Il servizio viene attivato su proposta dell’educatore o dell’assistente sociale che segue il detenuto. Una equipe di psicologi offre un supporto alla famiglia, con possibilità di colloqui di sostegno. Il progetto è finanziato dalla Provincia di Milano e gestito da un’associazione. mariatrozzi77@gmail.com

Petizione: Per qualche metro e un po' di amore in più
Altra petizione dal carcere #AmoreTraLeSbarre di Carmelo Musumeci

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