Incendi pneumatici Adria: ecco una pista accreditata

Pratola Peligna (Aq). Si fa strada l’ipotesi che non si sia trattato di una ripresa repentina del primo rogo. Nelle relazioni tecniche per le fiamme divampate sul piazzale dell’Adria Abruzzo, il 22 luglio, risulta che ad alimentarle non sarebbero state le ceneri incandescenti covate per 5 giorni, tempo che le distanzia dal primo grave incendio. C’è dell’altro nel nuovo focolaio dell’area impiegata per il recupero delle gomme a fini industriali dall’Adria Abruzzo. Ieri pomeriggio, le forze dell’ordine sono state convocate in anticipo di un giorno per fare il punto anche su altre criticità e situazioni di rischio della valle Peligna.

Altra discarica di pneumatici 10.09.2014

piazzale Adria 25 luglio 2014
Piazzale Adria 25 luglio 2014

Incendi dolosi ancora in forse. Perché tutto questo tempo per fare luce su una vicenda che assume contorni inquietanti? Sui roghi indaga anche il Corpo forestale dello Stato, non c’è ancora conferma del dolo. Si potrebbe cominciare ad ipotizzare che, dietro il fuoco, ci sia la mano di un piromane, ma l’ipotesi più accreditata è un’altra e il solo pensiero fa tremare. Forse qualcuno ha voluto completare l’opera riducendo in polvere il materiale di un piazzale, stracarico fino all’orlo, di pneumatici usati e materiale plastico di scarto frutto della triturazione di una società fallita dal 2011. I 17 luglio a prendere fuoco sarebbe stato proprio quella parte di residuo di triturato inservibile, dunque da smaltire.

report-age.com foto Trozzi 25 luglio 2014
Lato deposito 25.7.2014

Molti dei sacchi con fibre e triturato di pneumatici sono ancora da vendere, sarebbero intatti e al sicuro, per modo di dire, anche in un deposito a pochi metri dal piazzale interessato dagli incendi, sembra, a disposizione del tribunale. In quest’ultimo locale una delle 2 società del gruppo – l’Adria srl (vecchia società in concordato preventivo dal 2008) o l’Adria Abruzzo (la nuova società nata nel 2008) – risulterebbe in affitto da qualche anno. Il fatto è che su questo secondo capannone grava una procedura di sgombero, la notifica sarebbe stata comunicata attorno al 10 luglio all’amministratore delle società Adria Abruzzo, Ettore Musacchi che non sarebbe però al corrente del provvedimento, la notifica sarebbe finita nelle mani del legale dell’azienda, a quanto dichiara l’amministratore. La firma sulla ricevuta della raccomandata per la notifica di sgombero poi non corrisponderebbe a quella del destinatario del provvedimento.

Report incendi 17-22 luglio 2014

Foto Maria Trozzi

Prima responsabilità da accertare. L’autorizzazione per svolgere l’attività di smaltimento sarebbe stata rinnovata dalla Regione Abruzzo nelle more della polizza fideiussoria, in breve, senza assicurazione, ma con la raccomandazione dell’Ente territoriale di rinnovare l’assicurazione, indicazione che non sembra essere stata rispettata. Dunque, se davvero l’impresa è in concordato preventivo chi pagherà per i danni, chi è il responsabile, sarà solo l’intera comunità a rispondere per gli incendi, le costose opere di spegnimento e le tossiche conseguenze dei roghi? La Regione dopo aver rinnovato l’autorizzazione all’Adria Abruzzo ha verificato se la ditta o chi per lei operasse nel rispetto delle condizioni dettate e delle regole? Domani in Prefettura si accerterà, probabilmente, anche questo aspetto con dirigenti regionali e legali della ditta Adria Abruzzo.

Foto Maria Trozzi
Foto Maria Trozzi 18.7.2014

Sarebbero 3 i focolai sviluppati nella prima combustione del tardo pomeriggio del 17 luglio 2014, probabilmente alimentati da liquido infiammabile forse versato sulla montagnola di pneumatici, l’innesco a 2 metri dalla superficie del mucchio ha sprigionato le fiamme alte 4 metri, in principio, e dalla parte Sud-Ovest del deposito. Il tempo di lanciare l’allarme e l’incendio è divampato ingurgitando quintali di pneumatici e di ossigeno, rilasciando sostanze tossiche, benzene in particolare.

25 luglio piazzale Adria
25 luglio piazzale Adria Foto Maria Trozzi

La situazione non è allarmante.Così confermano, dopo i primi controlli, all’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta) e alla Asl, ma a preoccupare davvero è quel qualcosa che avrebbe provocato gli incendi, 2 nel giro di 5 giorni e per quale ragione? Turni massacranti per le squadre dei Vigli del Fuoco, provenienti da mezza regione, hanno operato tutto il giorno per spegnere le fiamme divampate dopo le 18 di giovedì e nella notte i pompieri trasferirono ciò che rimaneva del residuo bruciato del materiale plastico, più ad Ovest, non prima di averlo ricoperto di schiuma antincendio. A fornite il filmante che isola e impermeabilizza, impedendo ai mucchi roventi di continuare ad alimentare il fuoco e bruciare ancora, sono state le squadre dei vigili del fuoco di l’Aquila, Avezzano e Popoli (Pe) in soccorso a quelle locali. Dal primo incendio al secondo trascorsero ben 5 giorni e, nel secondo caso, il rogo scoppiato dopo le ore 14 sarebbe stato appiccato tra i rimasugli di gomme, ancora più a Ovest dei mucchi messi in sicurezza, forse per indurre a pensare che si fosse sprigionato dalle ceneri, ancora calde, di quello del tardo pomeriggio del 17 luglio, per far supporre un non corretto spegnimento?

Incendio Adria Foto Trozzi 22.07.2014

Il secondo rogo a ridosso di un’altra fabbrica  di pneumatici. La ditta si occupa di smaltire lo stesso rifiuto speciale, in passato l’amministratore di questa era socio dell’Adria srl, da 6 anni sotto concordato. Dal rogo del 22 luglio si è sviluppato un enorme fungo di fumo, una nube nera e tossica che ha distribuito veleni in tutte le località della valle Peligna, al punto da costringere i sindaci, dopo 3 giorni dal secondo incendio e nel corso del primo tavolo in Prefettura all’Aquila (il 25 luglio), ad ordinare il divieto di utilizzo dei prodotti derivanti dalle terre nel raggio di 500 metri dal punto rovente. E’ stato imposto inoltre un accurato lavaggio, con disinfettanti, per i frutti dei terreni coltivati appena oltre la zona rossa cerchiata su una mappa poco indicativa dei luoghi del disastro interessati dai divieti. Per il fieno composto nelle rotoballe chi vigilerà?

Mappa
Mappa dal Comune Sulmo

Disorganizzazione e superficialità.  Oltre una settimana è trascorsa prima di informare dei pericoli corsi nell’utilizzo di alimenti, dalla frutta alla verdura, provenienti dall’area degli incendi dove, solo in seguito, è stato sciolta la prognosi e disposto il divieto, con ordinanze sindacali, di utilizzo dei prodotti agricoli. A parte la levata di scudi del Movimento 5 stelle e l’appello del Movimento Ripensiamo il territorio, nel Comprensorio nessuno sembra si sia interessato e preoccupato, più di tanto, della salute di bambini e anziani e della protezione civile. Silenzio in valle per 8 lunghi giorni, a parte l’appello a tenere chiuse le finestre durante gli incendi, ripetuto in entrambe le occasioni. E’ stato sufficiente evitare gli spifferi per far comprendere o almeno intuire la gravità della situazione?

Anticipato il secondo incontro in Prefettura all’Aquila. Non è stato un tavolo tecnico per la valle Peligna, è cominciato alle ore 16 e si è protratto sino alla 19 per valutare diverse criticità. Oggi pomeriggio sono stati convocati  in Prefettura all’Aquila non sollo le forze dell’ordine, ma i rappresentanti della Regione Abruzzo e della proprietà dell’Adria Abruzzo per chiarire i punti di una vicenda che, per come vanno le cose, difficilmente sarà chiarita e porterà a dei colpevoli. D’altronde questa è l’Italia.

mariatrozzi77@gmail.com

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