Abruzzo sempre più citata nelle relazioni della Commissione Antimafia

Persino le relazioni di 2 commissioni parlamentari documentano presenze mafiose in Abruzzo e in provincia dell’Aquila molto prima del 6 aprile 2009, ma a detta della presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi il problema mafia prima all’Aquila non esisteva.

http://www.latina24ore.it/
Latina24ore.it

Le recenti dichiarazioni dell’onorevole Rosy Bindi, all’Aquila la settimana scorsa con altri membri della Commissione parlamentare antimafia, da lei presieduta, destano stupore e amarezza tra i movimenti e le associazioni Rita AtriaPeppino ImpastatoPeaceLink Abruzzo. Dal dopo terremoto aquilano i vertici sembrano ridurre la presenza delle mafie in Abruzzo al momento della ricostruzione, un affare. Considerazioni che non sembrano corrispondere a quel che è la cronaca quotidiana e che atti e fatti raccontano negli anni precedenti il 2009. Ancora una volta si è tornati sulla storia d’Abruzzo felice in cui le mafie e la criminalità organizzata non esistono, se non come incidente di percorso del dopo terremoto. Una descrizione dell’Abruzzo che è smentita da numerosissime inchieste, processi, sentenze e svariati atti parlamentari. E come si potrebbe parlare di mafia solo all’Aquila del post terremoto, se questi atti e fatti coinvolgono ampi territori dell’Abruzzo dagli Appennini alla costa?

Nello stesso giorno della visita dei membri della Commissione antimafia all’Aquila, la cronaca giudiziaria ha riportato alla ribalta la vicenda dell’investimento in Abruzzo del cosiddetto Tesoro di Ciancimino. Inchieste e sequestri ci furono ben prima del 6 aprile 2009. Abbiamo poi una delle famiglie considerate tra le maggiori e più violente nel traffico di stupefacenti a Roma (ma anche con interessi nell’usura) proveniente proprio da Pescara che ha esteso il suo territorio si conquista sul finire degli anni Settanta, è considerata la principale famiglia dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti, non solo a Pescara, che avrebbe avuto il suo battesimo di sangue nello stesso periodo dell’inchiesta Histonium che smantellò a Vasto la prima ‘ndrina totalmente autoctona  del 2007.

  • Nel 2007 si scoprì che Sandokan Schiavone aveva beni immobili e terreni a Pizzoferrato.
  • Nel 2008 parte nella Marsica un procedimento per 416 bis (associazione di tipo mafioso, coinvolti abruzzesi e siciliani, con il sequestro di beni e capitali a Giovanni Spera, figlio del boss siciliano Benedetto Spera.

Ben prima del 6 aprile 2009 ci furono le operazioni Replay e Tulipano. Per gli inquirenti la famiglia campana dei Franzese, insieme al clan dei Limelli-Vangone, gestiva un giro di droga tra la valle Peligna e Pescara, anche eprchè in Marsica fu documentata anche la presenza del clan Gionta di Torre Annunziata.

Nicola Del Villano, ricercato dal 1994, braccio destro del capo del clan dei Casalesi Michele Zagaria e Giuseppe Sirico, della famiglia di Nola-Marigliano, sono stati arrestati in Abruzzo. Un’inchiesta, 3 anni prima del 6 aprile, documentò come l’agguato al boss Vitale fosse stato deciso a Villa rosa di Martinsicuro (Te).

Ben 8 mesi prima del terremoto è venuto alla luce che il narcotrafficante Diego Leon Montoya Sanchez, tra i 10 peggiori ricercati dall’Fbi, aveva una base in Abruzzo. Gianluca Bidognetti era in Abruzzo mentre la madre si pentiva.

Nel 1997 a Vasto (Ch), il procuratore generale Bruno Tarquini affermò che “in  questa  regione  la  cosiddetta  fase  di  rischio  è  ormai  superata  e  si  può parlare di una vera e propria emergenza criminalità, determinata dall’ingresso di clan campani e pugliesi anche nel tessuto economico della Regione“. Dieci anni dopo, l’annuale Rapporto della Direzione nazionale antimafia (Dna) denunciò che “l’Abruzzo era il luogo in cui la criminalità organizzata aveva trovato terreno fertile per il riciclaggio di denaro sporco”.

http://www.fattoriadellalegalita.it/
Fattoriadellalegalita.it

Prima del 6 aprile 2009, la Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti (1996-2001) riportò nella sua relazione finale al Parlamento che tra il 1996-2001 l’Abruzzo era uno sbocco per i rifiuti che “non si potevano più scaricare in Campania in seguito a vivaci e sanguinosi contrasti fra famiglie camorriste” spiega il pentito Carmine Schiavone. Così le immondizie dell’affare Terra dei fuochi furono smaltite nella cava Masci in provincia dell’Aquila e a Scurcola Marsicana (Aq). Dopo il sequestro di queste aree i rifiuti furono dirottati a Tollo (Ch) e, dopo il sequestro, finirono sul greto del fiume Pescara, a Chieti Scalo per poi concludere l’odissea degli scarichi a Cepagatti, in contrada Aurora”. La stessa commissione scrisse “L’Abruzzo presenta, all’attualità, una particolare appetibilità economica ed è oggetto di attenzione da parte dell’imprenditoria deviata e della criminalità organizzata, che in questo territorio ricercano nuove frontiere per investire il denaro proveniente dalle attività illecite”.

  • É del 2004 l’inchiesta Mosca della Procura di Larino Campobasso (Molise). Un’organizzazione smaltiva illegalmente rifiuti tossici, ne furono rinvenute 120 tonnellate provenienti da tutta Italia tra Campomarino e Termoli. Termoli è a mezz’ora di auto sulla strada nazionale Adriatica (ancor meno in autostrada) da San Salvo al confine con il Molise, confine Sud di un’enorme agglomerato urbano che comprende anche Vasto (Aq). Gli accusati vennero tutti prosciolti.

 

  • Il 17 ottobre 2007 fu depositata in Senato un’interrogazione che vide tra i suoi firmatari anche il giudice Di Lello (senatore del Prc in quella legislatura) nel quale si legge “gli organi di polizia hanno reiteratamente segnalato l’esistenza di ragioni di sospetto circa la presenza di interessi del crimine organizzato pugliese, siciliano e soprattutto campano in relazione a rilevanti operazioni di investimento immobiliare soprattutto sul litorale adriatico interessato da imponenti insediamenti immobiliari nel settore alberghiero e della ricreazione collettiva”, oltre a far riferimento alla vicenda del cosiddetto “tesoro di Ciancimino” già divenuto protagonista della cronaca giudiziaria regionale.

É possibile andare molto oltre per giungere ai primi anni Novanta, quando il Parlamento Italiano si occupò per la prima volta delle infiltrazioni mafiose in Abruzzo.

Nel 1989 la procura di Palmi (Reggio Calabria) scoprì una rete che ripuliva i capitali delle mafie tra Calabria, Abruzzo, Campania e Sicilia. Fra gli arrestati c’era uno dei responsabili di una banca della provincia di Teramo dove finivano i soldi di Cosa nostra, camorra e ‛ndrangheta.

Il 19 luglio 1989 giunge a Vasto Giovanni Falcone per un interrogatorio. Durante i controlli nella zona per garantire la sicurezza del magistrato in un casolare vengono rinvenute munizioni da guerra, 200 proiettili per carabine di precisione, pallettoni caricati per lupara, pistole lanciarazzi, materiale utilizzato in zone di guerra o per un agguato. Siamo nel periodo del fallito attentato dell’Addaura e gli spostamenti di Falcone dovrebbero essere coperti dal massimo riserbo. Eppure, prima del suo arrivo, a Vasto de telefonate minatorie giunte in carcere.

É del 1995 la vicenda di una ditta edile rilevata in parte da imprenditori siciliani, legati ad alcuni clan mafiosi, accusata anche di estorsione e truffe a fornitori e clienti.

Nella notte tra il 5 e il 6 ottobre 1991 fu assassinato l’avvocato Fabrizio Fabrizi (Caso di Cittasant’Angelo).

Nel 1992 in provincia di Pescara fu rinvenuto il cadavere di Enrico Maisto.

Il 20 marzo 1993 fu rinvenuto cadavere nel bagagliaio della sua auto Italo Ferretti, imbavagliato e con le mani e i piedi legati. Nel 1993 su 6 mila indagati e 3 mila arrestati in tutta Italia per il ciclone Tangentopoli, l’Abruzzo contò 400 persone sotto inchiesta e 200 in carcere, numeri maggiori li ebbero solo Sicilia, Campania, Lombardia e Lazio, identici numeri la Calabria. L’Abruzzo ebbe quindi gli stessi numeri delle regioni a occupazione mafiosa e  dei maggiori centri della corruzione.

Il 13 gennaio ’94 la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia e delle altre associazioni criminali similari approvò la Relazione sulle risultanze dell’attività del gruppo di lavoro incaricato di svolgere accertamenti su insediamenti e infiltrazioni di soggetti ed organizzazioni di tipo mafioso in aree non tradizionali. Riportandone alcuni stralci si legge riguardo la nostra Regione: “..per l’Abruzzo esiste il problema di una sorta di continuità costiera lungo la dorsale di un’autostrada che facilita enormemente le comunicazioni […]Ci sono casi in cui pregiudicati o mafiosi di altre zone sono stati uccisi in Abruzzo o in Basilicata […] non di rado si è finito per scoprire che c’era qualcosa di più che il passaggio era un po’ meno occasionale e che la persona raggiunta dai colpi d’arma da fuoco aveva ragioni più consistenti per trovarsi lì […] la contiguità rappresenta un rischio proprio per il possibile insediamento, per l’opportunità di collocare intanto una “testa di ponte” in una zona che potrebbe espandersi, e così via. Ne è prova il fatto che, con estrema prontezza, l’interesse di soggetti e gruppi di stampo mafioso, non solo endogeno, si è appuntato sullo sviluppo che stava assumendo la fascia costiera che ha al suo centro Pescara” (pag. 30)

La regione dunque risente della fase di crisi produttiva che sta attraversando il Paese, ma ciò nonostante essa rimane appetibile, dal punto di vista economico per organizzazioni criminali in cerca di nuovi spazi di investimento” (pag. 80)

“la regione è già significativamente interessata da alcuni fenomeni di infiltrazione da parte della criminalità organizzata” (pagina 81)

A pag. 82 si definisce Enrico Maisto un boss latitante della camorra e si sottolinea che le indagini erano partite a seguito di 8 omicidi a Pescara, “dei quali quattro o cinque erano da ricollegarsi ad uno scontro tra bande contrapposte. Era emerso che si trattava di associazioni a delinquere che praticavano traffico di stupefacenti, usura, rapine, estorsioni e avevano il controllo delle bische”. Gli omicidi Ferretti ed altri “erano stati originati dai contrasti tra due bande autoctone opposte e anche se la camorra e la Sacra Corona Unita non avevano ancora fagocitato le stesse, sussisteva il pericolo mafia  scongiurato per il momento da questa operazione di polizia giudiziaria”. Nella stessa pagina, e in quella successiva, si cita anche l’omicidio Fabrizi e si fa riferimento a tangenti sulla costruzione di un centro commerciale a Città Sant’Angelo e si riporta che “A Pescara, secondo il dott. Di Nicola (Procuratore della Repubblica all’epoca in città), era stata provata l’esistenza di un comitato d’affari così come delineato nella richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di un deputato nazionale. Alcuni appartenenti a tale comitato erano legati al Fabrizi, lo stesso personaggio che riusciva ad ottenere leggi regionali essendo pagato a percentuale sull’affare

 A pag. 84 si riporta il notevole aumento di attentati dinamitardi, passati dai cinque del 1989 ai circa novanta del 1992. Nella stessa pagina la commissione scrisse che a Pescara e nella zona di Avezzano molti esercizi commerciali erano stati acquistati da persone pugliesi e campane che “in presenza di scarsi affari, continuavano a gestirli, ostentando, nel contempo, un ottimo tenore di vita” considerando questi fatti  “la spia di una attività di riciclaggio di denaro di illecita provenienza che sta trovando in Abruzzo un terreno abbastanza permeabile

A pagg. 85 e 86 si segnalava la presenza di soggetti provenienti dal casertano nel mercato agricolo che “avevano perpetrato truffe miliardarie ai danni della Cee (Comunità economica europea) utilizzando persone e trasportatori provenienti dai ranghi seppur secondari della camorra e la gestione di manodopera extracomunitaria – marocchina e slavi per lo più – da parte di un caporalato che agiva in collegamento con grossi commercianti delle zone campane

A pag. 87 si segnalava (tra le altre) la presenza a Vasto di una banca pugliese, indagata perché abbinata ad una finanziaria il cui titolare era stato arrestato, per concorso in associazione a delinquere, con Michele Pasqualone ( citato anche a pagina 92 considerato il perno della ‘ndrina vastese sgominata con l’operazione Histonium del 2007) e l’investimento a Casalbordino di un altro personaggio di origine pugliese, senza alcuna attività che lo legittimasse a ciò che aveva rilevato una impresa in fallimento e aveva investito in terreni per un miliardo e mezzo mentre in provincia di Teramo la Guardia di finanza aveva sventato il tentativo posto in essere da un personaggio legato al clan camorristico dei Bardellino di riciclare denaro di illecita provenienza”. Sempre per quanto riguarda la situazione di Vasto, nei quattro anni precedenti, erano stati catturati due latitanti e durante l’inverno “veniva spesso segnalata la presenza di latitanti appartenenti alla Sacra Corona Unita che svolgevano riunioni nei villaggi residenziali

Non va sottovalutata del pari la gracilità del tessuto democratico dell’Abruzzo rilevata dalle varie vicende di illegalità, tangenti e simili, che hanno investito sia l’amministrazione regionale che alcuni amministratori dei comuni capoluoghi di provincia e dei consigli comunali di molti altri grandi centri” (pag. 90).

La Bindi, dopo aver affermato che “Il problema mafia prima all’Aquila non esisteva e se dopo il sisma ci sono state infiltrazioni lo si deve a scelte sbagliate nella fase di emergenza e nella ricostruzione – aggiunge – Il mio ruolo istituzionale dovrebbe impedirmi di dire cose politicamente scorrette, ma ho anche un’appartenenza politica di cui vado fiera”. Ora, se vogliamo dare giustizia alla storia dll’Aquila e dell’Abruzzo (come Bindi ha affermato di voler fare post datando al dopo terremoto il problema mafia in Abruzzo…), si eviti  di ridurre tutto alla tragedia del sisma.

Aggiornamenti

Casalesi. Custodia in carcere per 40 affiliati. Provvedimenti eseguiti anche a L’Aquila e Sulmona: il caso Abruzzo10.03.2015

Associazioni antimafie: “Terra dei fuochi, tra le regioni di transito dei rifiuti anche l’Abruzzo”06.03.2015

4 pensieri riguardo “Abruzzo sempre più citata nelle relazioni della Commissione Antimafia

Ask yourself if it is really necessary..

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.