Addio alla Nucella americana, l’Ailanto di Molina Aterno: l’olmo

L'olmo popolare, l'albero del Paradiso
L’albero del Paradiso

Molina Aterno (Aq). Oltre un secolo di vita per il vecchio Ailanto di Molina Aterno (Ailanthus altissima), l’albero del Paradiso, l’albero degli dei, è stato tagliato la scorsa settimana. Era gravemente malato e non si poteva  fare altrimenti.

Foto Maria Trozzi
La Nucella americana foto Trozzi

Nella graziosa località montana delle gole di San Venanzio, l’Ailanto era il simbolo più rappresentativo della comunità di Molina Aterno, un vero e proprio monumento, protetto e curato dalla popolazione che in dialetto lo chiamava la Nucella americana, somigliava infatti all’albero di noce americano.

Dure a morire le abitudini se è vero che gli anziani lo indicavano ancora come l’Olmo perché, tempo prima, ad occupare il posto dell’Ailanto c’era un grande olmo, stesso punto, due passi appena dal sagrato della chiesa di san Nicola di Bari. L’Olmo era il nonno degli alberi di Molina, un fusto, tra i più antichi dell’area, che nel corso del tempo si è seccato ed è stato sostituito perché non si è riusciti a strapparlo agli attacchi della Galerucella. Nonostante le cure premurose, il coleottero defogliatore lo indebolì, stesso destino che toccò a tanti altri olmi del paese, logorati e così esposti, inevitabilmente, alle infestazioni di altri insetti, nello specifico quelli goffi, scuri e minacciosi di una sottofamiglia dei coleotteri. Sono proprio quelli del fungo Ophiostoma che fa ammalare gli olmi di  Grafiosi, letale. Come per il predecessore, anche l’Alianto di Molina, nella prima porzione dei 3 territori degli antichi Peligni (Superaequum, Corfinium e Sulmo), ha combattuto fino in fondo per salvarsi, sostenuto dalla comunità che lo ha assistito con le premure di una figlia buona e affettuosa. L’Ailanto era un inno silenzioso a Madre Natura e, nel cuore del Parco regionale Sirente Velino, rappresentava la comunità sirentina. Era il punto di riferimento e d’incontro, è stato tagliato dopo una lunga agonia. Era malato, ma se l’albero ha potuto vivere così a lungo il merito è proprio della comunità di Molina Aterno spinta, per carattere, alla protezione e alla massima cura del patrimonio comune. Rimedi, accortezze e operazioni di botanica e di recupero della pianta ornamentale non sono serviti purtroppo a tenerla ancora in vita.

Foto Trozzi
L’Ailanto di Molina Aterno, l’albero del Paradiso

L’albero sarebbe stato piantato nell’800 e si racconta che, da giovane, il fusto fosse simile al bastone usato per stendere i panni. Chi avrebbe mai immaginato, a quei tempi, che avrebbe raggiunto i 5 metri di circonferenza. Gli anziani ricordano che, proprio quello appena tagliato, fu uno dei pochi alberi che sopravvisse alla seconda guerra mondiale. Tanto grandi ed estese erano le sue fronde che i tedeschi se ne servirono per nascondere i veicoli militari. Più tardi quei rami hanno rappresentato un serio pericolo, soprattutto d’inverno, quando carichi di neve e ghiaccio rischiavano di cadere e colpire qualche ignaro passante. Per evitare che si aprisse in due, il tronco della Nucella è stato stretto poi da una enorme cinta di metallo, un’imbracatura che ha fatto della pianta il primo esemplare, in natura, alla moda con l’heavy metal (metallo pesante) stile tanto amato dalle generazioni rockettare degli anni Ottanta e quelle borchie strette attorno hanno comunque dato carattere all’arbusto e soprattutto gli hanno allungato la vita.

Maria Trozzi foto

Ora si sta pensando di mantenerne, in qualche modo, il ricordo. Un Alianthus altissima in media può raggiungere altezze di 15 metri ed è poco longevo. Questo spettacolo della Natura invece potrebbe aver superato, per l’età raggiunta,  il record del Guinness dei primati. L’Ailanto abbraccia più di un secolo di storia, assorto nel ciclo della vita: i ragazzi che giocano a campana e a pallone, il primo amore, i matrimoni celebrati nell’edificio di culto antistante e poi i figli e di nuovo si ricomincia, quante generazioni sono passate lì attorno! E’ stato fonte d’ispirazione per i poeti ed oggetto di ammirazione di tanti turisti che nella bella stagione popolano la località montana. Anche per ringraziare dell’ombra, della compagnia e dell’utilità che ha garantito alla comunità ora si pensa di conservarne una parte, una porzione del tronco, per esporla nel museo che presto il Comune, questione di un mese, inaugurerà nel centro turistico. Amministrazione comunale e Pro loco raggiungeranno presto un’intesa perché Molina non rimpianga l’assenza dell’Olmo e dell’Alianto che hanno di certo meritato il Paradiso.  mariatrozzi77@gmail.com

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4 risposte a "Addio alla Nucella americana, l’Ailanto di Molina Aterno: l’olmo"

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