Siti inquinati. Alza i limiti il decreto inquinatore protetto

Il decreto competitività prevede la possibilità di aumentare gli scarichi in mare degli stabilimenti industriali e per la contaminazione delle aree militari alza il tiro o meglio il livello d’inquinamento indicando che le tabelle di riferimento sono ora quelle dei siti industriali, non più dunque quelle fissate per le aree verdi e residenziali.

Sarà davvero difficile allora trovare un punto di incontro, se il Ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti ha ribattezzato Ambiente protetto la parte del Decreto competitività che ecologisti e ambientalisti insistono a definire decreto inquinatore protetto, in discussione in questi giorni alla Camera del Senato perché, per non perdere efficacia, l’atto governativo va convertito in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Il decreto legge 24 giugno 2014 n° 91 è entrato in vigore il 25 giugno 2014. I parlamentari s’affrettano alla discussione del testo prodotto dall’esecutivo, non vogliono perdere tempo, a quanto pare.

Siti militari. Occupano circa 50 mila ettari di terreno, in Italia, i siti militari inquinati da metalli pesanti e in alcuni casi, come per Capo Teulada e il poligono di Quirra, in Sardegna, anche da sostanze radioattive del genere uranio impoverito.

Per risolvere il problema delle costosissime bonifiche dei siti militari, il decreto del governo equipara i valori d’inquinamento dei siti militari a quelli consentiti nelle aree industriali. Così, i livelli di inquinamento tollerati potranno essere centinaia di volte superiori rispetto ad aree verdi o residenziali, così dopo aver privato le popolazioni dei terreni per lavorare, dopo averle costrette a sopportare per decenni, se non secoli, le operazioni militari più svariate, ora le si costringe all’inquinamento a vita. All’articolo 13, comma 5, si legge infatti che per le zone militari “si applicano le concentrazioni di soglia di contaminazione di cui alla Tabella 1, colonna b, dell’allegato 5, alla Parte IV, Titolo V del Codice dell’Ambiente.

Per capirci, nelle aree a verde o in quelle residenziali la soglia per il Cobalto è 20 mg/kg mentre per le aree industriali è 250 mg/kg, più di 10 volte. Così come il benzopirene o per la sommatoria dei composti policiclici aromatici (tra cui diversi composti tossici e cancerogeni come etilbenzene, stirene, toluene e xilene) per questi elementi il limite, nelle aree industriali, è più alto di 100 volte (1 mg/kg contro 100 mg/kg). Il benzene, cancerogeno di prima classe per Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), ha un limite più alto di venti volte (0,1 mg/kg contro 2 mg/kg) e rappresenta uno dei 113 agenti cancerogeni più pericolosi al mondo. Per il tetracloroetilene, un altro sospetto cancerogeno e tossico per il fegato, il limite è 40 volte più alto. Lo stagno potrà avere un concentrazione nel suolo fino a 350 volte superiore, mentre potranno essere centuplicati i valori dei cianuri (da 1 a 100 mg/kg. I fluoruri anziché essere contenuti entro i 100 mg, potranno arrivare fino a 2000 mg per chilogrammo, ovvero 20 volte in più.
Indicazioni ed effetti collaterali che non vengono evidenziati e non appaiono nel comunicato nella presentazione del ministero dell'ambiente per illustrare il provvedimento.

Bonifiche dei siti privati. Il decreto prevede anche una semplificazione per le bonifiche dei siti privati a opera dei proprietari, responsabili dell’inquinamento. Perno di questa procedura è il meccanismo del silenzio-assenso, introdotto in via sperimentale fino al 31 dicembre 2017. Chi vorrà bonificare un’area potrà autocertificare i dati di partenza – così da consentire allo Stato di non spendere denaro nello studio preliminare e, terminato l’intervento, dovrà inviare all’Arta (l’Agenzia regionale per la tutela – protezione – ambientale) i risultati delle operazioni. Gli uffici avranno però solo 45 giorni di tempo per approvare i dati così certificati dal privato. Decorso inutilmente il termine, il Piano di caratterizzazione – personalizzato – s’intende approvato, così stabilisce il decreto. Se le agenzie non faranno in tempo a rispondere, la bonifica sarà comunque data per buona e il sito potrà essere utilizzato in base alla nuova destinazione d’uso prevista.

Scarichi in mare. Novità in vista anche per gli scarichi in mare di solidi sospesi totali, con cui si indicano le sostanze non disciolte presenti nelle acque di scarico. A essere beneficiata sarà tutta una serie di impianti industriali come acciaierie, centrali elettriche e a carbone, cementifici, raffinerie, ma anche stabilimenti chimici, rigassificatori e inceneritori perché, prevede il decreto, le Autorizzazioni integrate ambientali rilasciate per l’esercizio possono prevedere valori limite di emissione anche più elevati e proporzionati ai livelli di produzione” ossia, più si produce e più alto sarà il quantitativo che potrà essere scaricato in mare rispetto a quanto previsto attualmente dal Codice dell’Ambiente. Un aspetto particolarmente sentito da aziende come la Solvay, l’azienda chimica belga che nei mesi scorsi ha patteggiato una multa proprio per aver sforato per anni i limiti imposti allo stabilimento di Rosignano (Livorno).

«È la solita scorciatoia all’italiana, perché il nostro sistema produttivo non vuole pagare quel che dovrebbe per risanare le aree che ha inquinato» commenta Augusto De Sanctis, del Coordinamento nazionale siti contaminati, realtà che raduna una quarantina di comitati e associazioni attive sul tema delle bonifiche. «Si cerca di chiudere “la stagione dei veleni” privatizzando le operazioni per risparmiare. Ma è solo un colpo di spugna vergognoso: alzare i limiti di contaminazione non vuol dire risolvere i problemi ma solo nascondere polvere sotto il tappeto».

Bonifica. Che le bonifiche scottino non  è in dubbio: il decreto 91/2014 è il IV intervento su questo fronte in poco più di un anno. All’inizio del 2013 (governo Monti) col ministro Corrado Clini portò i Sin (Siti di interesse nazionale, ovvero i più inquinati e pericolosi per la salute) da 57 a 39, affidandone 18 alla competenza delle Regioni. «Non hanno le caratteristiche per essere classificati di interesse nazionale» mise le mani avanti il premier tecnico lasciando intendere che nei sir la situazione era meno grave. Peccato che nella lista ci fosse anche la Terra dei fuochi, dove la situazione è talmente compromessa da richiedere un intervento legislativo ad hoc.

Il decreto del Fare (governo Letta) prevedeva, inizialmente, che le bonifiche potessero essere compiute “ove economicamente possibile”. Una circostanza già prevista, pochi mesi prima, anche dal decreto Semplificazione di Monti . In entrambi i casi, però, le proteste hanno evitato un simile scenario.

Destinazione Italia, dal canto suo, in un primo momento prevedeva una sorta di condono, con contributi pubblici erogati anche per finanziare le bonifiche (che devono essere a carico del responsabile dell’inquinamento). E solo in seguito, dopo nuove proteste, i fondi sono stati destinati unicamente alla riconversione industriale. Adesso, da ultimo, l’“Ambiente protetto” del governo Renzi.


10.7.2014  Il decreto Competitività e tutela ambientale n. 91/2014, scaricabile al seguente link, da domani sarà in discussione al Senato della Repubblica, è di fatto una sanatoria per chi ha inquinato.

Nel comunicato condiviso e poi diffuso lo scorso 3 luglio da tutti i movimenti ambientalisti d’Italia Siti inquinati e bonifiche. “Chi ha avut’ ha avut’ chi ha dat’ ha dat’ scurdammc’o passat’ con il Decreto “Inquinatore_protetto si sottolinea l’urgenza nel sollecitare e sensibilizzare tutte le senatrici e i senatori affinché si adoperino per modificare radicalmente tali norme che sostanzialmente demandano tutto al privato in un vero e proprio far west dove a rimetterci sono solo le comunità che vivono nelle migliaia di luoghi inquinati del paese.

Forum italiano movimenti per l’Acqua, Coordinamento comitato siti contaminati, rete stop biocidio

Foto Maria TrozziSiti militari come aree industriali.
Cosa ne pensano i parlamentari del decreto?

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Siti militari come aree industriali con il decreto 91/2014 27.06.2014

4 risposte a "Siti inquinati. Alza i limiti il decreto inquinatore protetto"

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