Un’altra discarica per Bussi per i rifiuti tossici del sito dei veleni

Foto Maria Trozzi
Bussi discriche 2A e 2B  (foto Trozzi)

Sarebbe un Accordo di programma a permettere la reindustrializzazione  e una nuova discarica nell’area inquinata a valle di Bussi. Una nuova discarica dove trasferire, di pochi metri, i rifiuti tossici delle altre. E’ davvero assurdo, ma il destino del sito inquinato di Bussi sembra segnato per l’eternità e senza che nessuno ne abbia contezza. L’interrogativo pesa su tutta la popolazione della Valpescara che ha già patito abbastanza per le conseguenze del sito che oggi è d’interesse nazionale per le bonifiche. La voce gira e sono soprattutto gli articoli di giornale a lanciare l’allarme, ma ufficialmente non risulta nulla della nuova discarica. Preoccupato dall’eventuale progetto, il Forum dei Movimenti per l’Acqua si mobilita e scrive al Ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti.

Foto Trozzi
Discariche Bussi 2A e 2B
Foto Maria Trozzi

Gli ambientalisti vogliono vederci chiaro, i cittadini hanno diritto di sapere cosa starebbero escogitando per la discarica dei veleni di Bussi, in provincia di Pescara. Si parla al condizionale, si fa riferimento ad un  Accordo di programma, ma nel sito Web del Ministero per l’ambiente non risulta, non ce n’è traccia e le pagine on line del Commissario delegato alle bonifiche sono statiche dal 2009, a parte qualche ritocco agli elenchi. Voci di corridoio, giornali e ambientalisti parlano invece di un intervento nel sito contaminato, in breve, vorrebbero realizzare una nuova discarica ed altre strutture e  sarebbero stati stanziati almeno 8 milioni di euro per l’intervento, si dovrebbe movimentare circa un milione di metri cubi di terra della discarica dei veleni di Bussi. Questo per risparmiare sulle opere di bonifica perché si sposterebbero solo di pochi metri i rifiuti, che dir pericolosi è un eufemismo, delle discariche 2A e 2B04-07.2014

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Galleria del sopralluogo svolto, questa mattina, con Augusto De Sanctis del Forum Acqua e una delegazione del Comitato No al Carbone di Brindisi.

Lettera del Forum dei Movimenti per l’Acqua

Foto Maria Trozzi
Bussi, cisterne Solvay Augusto de Sanctis

“L’accordo di programma riguarderebbe la reindustrializzazione del sito anche con nuovi opifici, in particolare una fabbrica farmaceutica di tipologia non meglio specificata _ scrive in una nota l’Associazione Acqua bene comune Onlus che ha avuto notizia del progetto dagli articoli pubblicati sui quotidiani locali. Il Forum dei movimenti ricorda che gli impianti eventualmente previsti possono essere anche estremamente pericolosi in caso di incidenti (solo per fare un esempio http//en.wikipedia.org/wiki/West Pharmaceutical Services explosion ). Ancora, l’intervento includerebbe la bonifica di alcune aree che per l’associazione Acqua bene comune sarebbe limitata “probabilmente ai soli hot spot dell’area industriale, la cosiddetta messa in sicurezza permanente e non la bonifica di altre zone dell’area industriale e infine, la realizzazione  di una nuova discarica vicina all’area industriale per accogliere in situ i rifiuti delle discariche 2A e 2B. In un articolo addirittura si prospetta l’acquisizione di queste aree fortemente inquinate da parte del Comune. Evidenziamo che a poche centinaia di metri a monte delle aree in questione insistono i pozzi che attualmente dissetano tutti i Comuni della Valpescara, che certamente non possono essere di nuovo messi a rischio da interventi discutibili e pericolosi, basti pensare ad eventuali nubi derivanti da incidenti e dalle relative sostanze di ricaduta che potrebbero contaminare vaste aree”.  Il Forum conferma che di queste trattative, per il momento, non risulterebbe alcun documento ufficiale: “Eppure il Dlgs 195/2005 in attuazione della direttiva 2003/4/CE sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale obbliga gli enti, da ben 9 anni, in primis il Ministero dell’Ambiente, a garantire la diffusione dei dati e delle informazioni ambientali in possesso degli organismi pubblici. Lo stesso sito Web del Commissario delegato, a parte gli elenchi degli affidatari, quando va bene, è aggiornato al 2009. Inoltre, ricordiamo che la stessa Commissione Ambiente della Camera, riunitasi nel 2008 a Bussi, aveva votato una mozione volta a garantire la massima trasparenza e partecipazione della popolazione dell’intera Valpescara (Chieti e Pescara comprese dato che anche i cittadini di queste città e dei comuni limitrofi sono stati esposti a sostanze pericolosi provenienti dal sito) nelle scelte riguardanti il sito”. Con una lettera indirizzata al Ministero dell’Ambiente e per conoscenza anche alla Corte dei conti e alla Procura della Repubblica di Pescara, il Forum Acqua  chiede il rispetto degli obblighi di legge e nelle osservazioni della missiva va oltre:

–          in relazione alla predisposizione dell’Accordo di programma, ricordiamo che è indispensabile la procedura di Valutazione ambientale strategica obbligatoria per piani e programmi sulla base dell’art. 6 comma 2 e art. 11 e seguenti del Dlgs. 152/2006 e similari. Evidenziamo che non sono reperibili le obbligatorie comunicazioni al pubblico per la procedura che sarebbe stata attivata che prevede anche il coinvolgimento degli altri enti coinvolti aventi competenze di carattere ambientale. A tal riguardo, riteniamo che tutti i comuni della Valpescara debbano partecipare come autorità con Competenze ambientali visto che le scelte che avvengono a Bussi – addirittura la paventata realizzazione di una discarica per rifiuti pericolosi – potenzialmente si riflettono sulla vita e sulla sicurezza dell’intera valpescara. Tali attività, previste dalla legge, devono essere espletate all’inizio della procedura quando tutte le opzioni sono ancora possibili secondo una pacifica giurisprudenza della Corte di Giustizia europea. Ricordiamo altresì che il D. lga 152/2006 prevede che i programmi approvati senza Vas sono da ritenersi nulli e, inoltre, espongono lo Stato italiano all’apertura di una Procedura d’infrazione da parte dell Ue.

–          Una recente sentenza del Tar Pescara ha confermato la validità dell’ingiunzionedel Ministero dell’Ambiente a Edison affinché rimuova tutti i rifiuti, compresi quelli delle discariche 2A e 2 B. E’ possibile che l’azienda proponga ricorso al Consiglio dio stato. Se anche quest’ultimo grado di giudizio si risolvesse favorevolmente per lo Stato( e comunque rimarrebbe anche il giudizio dinanzi la Corte d’Assise e l’eventuale causa civile a seguire) l’onere della bonifica integrale ricadrebbe completamente su Edison. Ira, se fosse vera l’ipotesi ventilata di realizzare una discarica in situ a Bussi, tale opzione sarebbe probabilmente, molto favorevole dal punto di vista economico rispetto ad altre soluzioni come il trasferimento dei materiali in discariche già esistenti e specificatamente attrezzate per accogliere tali tipologie di rifiuti. Una valutazione costo-benefici dovrebbe tener conto se i costi ricadono sul pubblico oppure tutti sul privato responsabile dell’inquinamento.

–          La “soluzione” di costruire una discarica a Bussi dovrebbe tener conto del fatto che sarebbe costruita in un contesto geologico carbonatico direttamente sopra uno dei principali acquiferi italiani, una risorsa che non può essere continuamente messa a rischio. Tenendo conto delle leggi attuali e dei normali criteri di localizzazione di una discarica per rifiuti speciali, probabilmente Bussi sarebbe l’ultimo luogo d’Abruzzo al livello di idoneità per una discarica.

–          Il probabile vantaggio di una soluzione in situ però sarebbe praticamente solo di tipo economico e per la Edison, visto che sarebbe un grande risparmiotrasferire i rifiuti per pochi metri nonostante un territorio estremamente fragile e vulnerabile, invece di trasferirlo in una discarica permanente di rifiuti fgià realizzata in altri contesti geologici e infrastrutturali più sicuri – anche pe rla sismicità. Ai cittadini di Bussi e della Valpescara , che hanno bevuto l’acqua contaminata, si riserverebbe la beffa della realizzazione sulla loro testa diuna megadiscarica che , seppur controllata e realizzata a regola d’arte, resterebbe comunque una struttura estremamente rischiosa anche per possibili incidenti, come gli incendi, ad esempio. Ricordiamo che i nuovi pozzi che riforniscono di acqua potabile l’intera Valpescara sono a poche centinaia di metri, in linea d’aria, dall’eventuale sito di discarica. E’ indispensabile, a nostro avviso, un ampio dibattito pubblico sulle diverse opzioni con una valutazione che metta al centro del discorso la sicurezza del territorio e dei cittadini dell’intera Valpescara e non certo il risparmio di un’azienda.  

–          L’accordo prevederebbe l’utilizzo di fondi pubblici. Si chiede di conoscere se tutte le iniziative poste in essere dagli organismi pubblici (ivi comprese, a mero titolo di esempio, le attività di progettazione , studio, caratterizzazione ecc..) in vece dei privati (che si ripete, sono stati condannati dal Tar) siano integralmente realizzate in danno dei responsabili della contaminazione, secondo quanto disposto dal D. lgs. 152/2006 e dalle normative comunitarie che impongono il principio Chi inquina paga. Addirittura è comparsa sulla stampa l’ipotesi di acquisizione delle aree inquinatissime da parte del Comune di Bussi dal privato, un’idea quanto singolare quanto rischiosa per le casse pubbliche, tenuto conto che il sito non solo è inquinato a livelli incredibili, ma che la reali situazione di contaminazione è ancora lungi dall’essere del tutto compresa (ad esempio, l’inquinamento da diossina è emerso solo recentemente).

–          Sulla base degli obblighi di trasparenza previsti dal Decreto legislativo 195/2005 si chiede che siano immediatamente resi pubblici, attraverso i siti Web della autorità che li detengono, i risultati dei monitoraggi ambientali, compresi quelli degli eventuali pozzi-spia presenti sicuramente a valle  della barriera idraulica per accertarne l’efficienza e l’efficacia e quelli della messa in sicurezza realizzata presso la discarica Tremonti, nonché  dei verbali delle riunioni e di ogni altro elemento utile ad esercitare il nostro diritto all’informazione su questa vicenda che ha visto esposti a sostanze cancerogene e/o tossiche centinaia di migliaia di cittadini. Chiediamo altresì sulla base di quanto previsto dalla Convenzione di Aarhus, di essere invitati alle prossime Conferenze dei servizi e la pubblicazione per tempo sui rispettivi siti Web delle convocazioni con i relativi materiali”.

Gemllaggio Abruzzo Puglia
Gemellaggio dei comitati abruzzesi col Comitato No Carbone di Brindisi
Gemellaggio con il Comitato No Carbone di Brindisi che lotta per la bonifica della megadiscarica Micorosa realizzata da Montecatini-Montedison. I comitati si appellano ai parlamentari abruzzesi per modificare il Decreto 91/2014 del Governo Renzi che rischia di essere un colpo di spugna sulle bonifiche.
Il Forum Acqua scrive agli enti: per l'Accordo di Programma sugli interventi nella discarica dei veleni è obbligatoria la Valutazione ambientale strategica (Vas).

Augusto de Sanctis racconta della discarica Tre monti 

Video Maria Trozzi

Alcuni dati e parte della storia del sito di Bussi sul Tirino

“Il peggiore scandalo della storia abruzzese” così il Forum dei Movimenti per l’Acqua bolla nel 2008 il disastro ambientale che ha coinvolto Bussi e la Valpescara.  Fino al 2007 nessuno si occupava dell’acqua dei Pozzi Sant’Angelo contaminati da solventi clorurati tossici e probabili cancerogeni quali tetracloruro di carbonio, cloroformio, esacloroetano, tricloroetilene e tetracloroetilene (e molte altre sostanze pericolose, come il temibile pentalorobenzene, in tracce). E’ solo uno dei seri problemi prodotti a valle, nella  Valpescara, dall’inquinamento determinato dal Polo chimico di Bussi.In questi anni, sempre in prima fila a tutela dei diritti dei cittadini, il Forum abruzzese dei movimenti per l’Acqua che ha denunciato con forza ciò che avveniva a Bussi, senza abbassare mai la guardia sul disastro e l’impatto ambientale dei rifiuti tossici a valle, ottenendo la chiusura dei pozzi S. Angelo che rifornivano i rubinetti di oltre mezzo milione di persone (circa 700 mila), compresi due capoluoghi di provincia: Pescara e Chieti. I suoi attivisti hanno subito intimidazioni e querele, con risvolti tragicomici come la multa comminata ad Augusto De Sanctis dai vigili del Comune di Pescara per aver distribuito al mercato, nel 2008, un volantino con su scritto: “Scandalo dell’acqua: ora basta! Verità sulla nostra salute! Dimissioni per chi sapeva ed ha taciuto!” Così De Sanctis, del Forum Acqua commenta questi lunghi anni di battaglia: “Il caso di Bussi, con l’inquinamento dell’acquedotto, è unico a livello europeo per tipo di sostanze pericolose, anni di esposizione e numero di persone coinvolte. Nel 2007 furono i volontari delle associazioni a denunciare l’inquinamento dei Pozzi S. Angelo, allora ero referente acque del WWF Abruzzo nonché attivista del Forum Acqua e ho sfidato le querele da parte dei responsabili dell’acquedotto. Con noi il deputato Maurizio Acerbo. Vorrei ricordare le lettere, le decine di comunicati, gli accessi agli atti a tappeto, le migliaia di volantini che abbiamo distribuito quando i pozzi S. Angelo erano ancora aperti. Sono stati chiusi solo dopo quella mobilitazione e siamo quasi increduli che solo ora vi sia la consapevolezza diffusa di un dramma che a noi era chiaro fin da allora e che in questi anni con dossier e altre denunce abbiamo cercato di far comprendere, anche grazie ad inchieste di testate regionali e nazionali.

Nel 2007 divulgammo e addirittura volantinammo le lettere risalenti agli anni precedenti del Ministero dell’Ambiente e, soprattutto, quelle del 2005 dell’allora Apat – ora ISPRA – in cui si metteva nero su bianco che nei pozzi S. Angelo vi erano cancerogeni oltre i limiti di legge. Per l’indagine epidemiologica, a pozzi ormai chiusi e dopo l’arrivo della lettera dell’Istituto Superiore di Sanità che dichiarava inidonea al consumo umano l’acqua, inventammo nel 2008 anche un sit-in di 24 ore davanti all’Assessorato regionale alla Sanità, ottenendo l’avvio dell’indagine, abortita poco dopo, con la Asl che inviò come rappresentante il Dr. Rongione, colui che aveva per anni dato la potabilità! Io ero al tavolo di lavoro, unico rappresentante dei cittadini invitato in mezzo agli enti, e capii subito che non si poteva andare da nessuna parte, tra l’indifferenza delle Istituzioni. In questi anni il nostro lavoro di inchiesta, è proseguito portando a nuove denunce, come quella sull’inefficacia dei sistemi di prevenzione adottati o come quella sulla presenza di livelli elevatissimi di Mercurio nei sedimenti del fiume Pescara fino alla foce. Solo la Magistratura ci ha ascoltato mentre addirittura il Direttore dell’ARTA Amicone è arrivato a sostenere che tanto il Mercurio vi è da 100 anni e che la chiusura dell’azienda non comporta più nuove immissioni nell’ambiente. Se passasse questo ragionamento si potrebbero semplicemente abbandonare le fabbriche e aspettare che la natura faccia il suo corso in qualche millennio… Provo sconforto per il fatto che abbiamo dovuto divulgare noi il primo rapporto epidemiologico dell’Agenzia Sanitaria Regionale sui tumori nella regione, redatto nel 2012 e tenuto nel cassetto. Un documento che, seppur preliminare, fotografa una realtà preoccupante, con frequenze di tumori elevatissime in alcune aree come Bussi (+70% rispetto alla media regionale) – Popoli (+29%) e area metropolitana di Pescara (+18%). In attesa dei necessari approfondimenti, non si poteva avviare uno screening per le diagnosi precoci? L’esposizione vi è stata ma almeno si può tentare di far guarire le persone che si ammalano scoprendo subito la malattia! Purtroppo gli ultimi dati dell’ARTA ci dicono che sostanze estremamente pericolose come l’esacloroetano da Bussi continuano ad arrivare a tonnellate alla foce del Pescara, come è accaduto nell’ultima alluvione del fiume di dicembre 2013 quando 1,45 tonnellate sono confluite nel Mare Adriatico in soli 6 giorni.

Oggi, terminata nel 2007 l’esposizione ai contaminanti attraverso l’acqua dei rubinetti, siamo molto preoccupati perchè questi contaminanti ancora presenti nell’ambiente possono entrare nella catena alimentare. Il vero obiettivo deve essere il completamento della caratterizzazione e la bonifica delle aree inquinate del Sito di Interesse Nazionale perimetrato nel 2008, che contiene zone “dimenticate” ma altrettanto importanti come Piano d’Orta – dove le scorie sono ancora oggi alla luce del sole a pochi metri dalle case! In tutto sono almeno 2 milioni di tonnellate di materiali contaminati, a cui se ne potrebbero aggiungere altri. Il vero cantiere, anche per l’occupazione, è proprio la bonifica, che costerebbe a chi ha inquinato circa 500 milioni di euro, con centinaia se non migliaia di posti di lavoro creati per risanare un territorio martoriato. Intanto è urgente avviare le procedure e colmare i clamorosi ritardi accumulati, usando i 50 milioni di euro pubblici già disponibili per intervenire in primis sulla discarica Tremonti. Infatti in quell’area il denaro pubblico speso “in danno” potrà essere più facilmente recuperato dai privati proprietari, avviando un circolo virtuoso moltiplicando le risorse disponibili, visto che 50 milioni sarebbero utili solo per un primo lotto di lavori. Nessun favore deve essere fatto con denaro pubblico a privati perché comunque deve valere il principio che gli inquinatori devono pagare”. Dichiara Renato Di Nicola, del Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua “Lo scandalo continua perchè persiste una quasi totale assenza di trasparenza e partecipazione. Sfido chiunque a visitare i siti di ASL, ARTA, Regione Abruzzo e Ministero del’Ambiente per capire cosa sta avvenendo ora a Bussi. Sappiamo che ci sono verbali, lettere e montagne di documenti sui monitoraggi ambientali, una parte dei quali, quella sullo stato delle falde che ha portato all’ultima inchiesta su Solvay – è venuta a galla solo grazie all’accesso agli atti svolto all’ARTA da Augusto De Sanctis che li ha poi riassunti, divulgati e usati per la denuncia.

 E’ incredibile che vi sia un Commissario Governativo, Goio, che continua a fare lavori fortemente contestati dalla stessa regione senza che i documenti progettuali e i dati dei monitoraggi siano disponibili sul sito WEB ufficiale del Commissariato governativo, che, per pochissimi documenti, peraltro, è aggiornato al 2010! Si pensano “soluzioni” per il sito industriale senza alcuna trasparenza e senza coinvolgere minimamente i cittadini della valpescara, con il rischio che la discarica più pericolosa, la Tremonti, posta direttamente sul fiume Pescara, venga abbandonata a se stessa dopo i piccoli lavori in corso, tombata, una vera e propria spada di Damocle sulla testa di 500.000 cittadini per centinaia di anni. Facciamo notare che la proposta di mettere una nuova industria chimica e una farmaceutica in un’area in cui passa metà dell’acqua della regione e a 600 metri in linea d’area dai nuovi pozzi dell’acqua potabile S. Rocco scavati a monte non è così sostenibile. Basti pensare ai rischi di incidente. L’intera valpescara deve chiedersi, ad esempio, se è accettabile mantenere industrie che rientrano nella Direttiva “Seveso” sugli stabilimenti a rischio di incidente rilevante o comunque industrie che possono portare a gravi problemi in caso di incidente in aree così ambientalmente sensibili e strategiche per l’intero Abruzzo. L’acqua con i cambiamenti climatici dovrà essere preservata attentamente. Intanto il prossimo 15 aprile 2015 scatterà di nuovo l’udienza preliminare presso il Tribunale di Pescara del filone “Bussi-bis” contro Giorgio D’Ambrosio, in qualità di ex presidente Ato, Bruno Catena, in qualità di ex presidente dell’Aca Spa, Bartolomeo Di Giovanni, come direttore generale dell’Aca, Lorenzo Livello, in qualità di direttore tecnico dell’Aca Spa, e Roberto Rongione, responsabile del Servizio Sian della Asl di Pescara, per aver immesso nella rete acqua contaminata. Auspichiamo che tutti i comuni della val Pescara – sull’esempio del Comune di Pescara che lo ha già annunciato – e tutti gli altri enti coinvolti si costituiscano parte civile. Ricordo infine, ai cittadini di firmare e di aiutarci nella raccolta di firme per la petizione che abbiamo lanciato alcune settimane fa su avaaz.org e in forma cartacea per le bonifiche e l’indagine epidemiologica in valpescara, che per ora ha raggiunto le 3000 firme online”.
Infine è doverosa una precisazioni sugli eventi di questi ultimi mesi. In relazione all’inchiesta che vede indagati 7 rappresentanti di Solvay, da quanto ci risulta, l’esposto di Edison del 2012 che ha sì portato all’apertura delle indagini non è stato poi ritenuto fondato dalla Procura che, invece, ha tenuto in considerazione l’esposto del 2013 con i relativi dati forniti agli inquirenti da Augusto De Sanctis.

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7 risposte a "Un’altra discarica per Bussi per i rifiuti tossici del sito dei veleni"

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