Bussi. Resta a Chieti il processo sulla discarica dei veleni, il tempo corre

Bussi 2014
Bussi 2014

Il tempo corre inesorabile, nonostante la vittoria degli ambientalisti. Occorre ripartire, subito, col procedimento ed evitare le prescrizioni, altrimenti le prescrizioni impediranno di accertare tutte le responsabilità.

Il processo sulla discarica dei veleni resta a Chieti, è una buona notizia. Ora però non bisogna perdere tempo per accertare le responsabilità del disastro. La Cassazione ha esaminato e rigettato la richiesta di trasferimento del procedimento sul disastro ambientale a Bussi (Pe), per la discarica di rifiuti tossici industriali in altra sede, presentata dai legali dei 19 imputati. I giudici del collegio l’hanno respinta condannando i ricorrenti alle spese. La decisione è in linea con quanto chiesto dal Procuratore generale della Cassazione: “..rigetto dell’istanza”.

Quasi tutti dirigenti ed ex amministratori della Montedison i 19 imputati a Chieti che sono accusati di avvelenamento delle acque e disastro ambientale. Nel processo si prova ad accertare le responsabilità sull’inquinamento determinato nell’area a valle di Bussi sul Tirino, quella che oggi è una mega discarica di rifiuti tossici industriali, scoperta a marzo 2007, dal Corpo forestale dello Stato agli ordini del Colonnello Guido Conti. Confermata la serenità di giudizio, il processo può finalmente concludersi: “Si chiarisce un punto decisivo: vi era e vi è piena serenità di giudizio a Chieti e il processo può finalmente concludersi” dichiara l’avvocato di parte civile Tommaso Navarra.

Per il WWF Abruzzo, allontanare il procedimento dalla sua sede naturale sarebbe stato un fatto grave, conferma anche per Luciano Di Tizio, cordinatore regionale del movimento che spera soprattutto nella ripresa delle udienze in Corte d’Assise con il consueto ritmo che aveva fatto sperare per dare giustizia al territorio.

Il Forum Acqua esprime soddisfazione per la decisione della Cassazione che permetterà la conclusione del processo a Chieti. Dichiara Renato Di Nicola del Forum “La decisione era attesa anche in altri territori interessati da fenomeni estesi di inquinamento.  Ieri eravamo a Brindisi invitati dal Comitato No Carbone a parlare del disastro di Bussi ed erano preoccupati dell’esito del ricorso in Cassazione su Bussi anche per le lotte in corso in quel territorio. Ora la Cassazione ha fatto chiarezza una volta per tutte ed è possibile ottenere giustizia. Dobbiamo però sempre ricordarci di guardare non solo al processo ma anche a quello che sta avvenendo o non sta avvenendo a Bussi e Piano d’Orta rispetto alle bonifiche. Vi è una totale mancanza di informazioni che è inaccettabile.Il 4 luglio saremo a Piano d’Orta a parlare assieme ai comitati del futuro di Bussi e Valpescara.” 28.06.2014

14-06-28 comunicato stampa Processo Bussi

Programma dell'incontro a Brindisi
Programma dell’incontro a Brindisi

Rifiuti tossici. Puglia e Bussi si alleano per avere giustizia

Micorosa chiama il Forum abruzzese dei Movimenti per l’Acqua e dalla Puglia all’Abruzzo risuona l’allarme discariche. Due diverse realtà, vittime dei siti industriali, hanno deciso di allearsi e confrontarsi sulla questione, lo faranno a Brindisi il 27 giugno e poi il 4 luglio a Piano D’Orta, in provincia di Pescara . 

Bussi e Micorosa
Bussi e Micorosa

Micorosa, a Brindisi, è una discarica a cielo aperto, nata 30 anni fa, mai autorizzata e mai sottoposta a sequestro. Il sito si estende su 44 ettari di fanghi tossici interrati a due passi dal mare in un’area, oggi protetta, dove per decenni sono stati scaricati 1,5 milioni di metri cubi di rifiuti industriali del Petrolchimico. Strano a dirsi, ma l’area della discarica rientra nel Parco regionale Saline di Punta della Contessa, istituito nel 2002, sulla costa salentina. Il perimetro è stato riconfermato persino nelle cartografie del Piano paesaggistico territoriale 2013 della Regione Puglia. Nelle Osservazioni presentate al Tap (Trans adriatic pipeline), il gasdotto che dall’Azerbaijan trasporterà il metano sino alla Puglia, l’area del Petrolchimico risultava tra gli approdi previsti nel progetto e il fatto che fosse protetta fu forse il pretesto per escluderla dagli scavi per il metanodotto. Per la bonifica del sito lo Stato dovrebbe impegnare 50 milioni di euro. Incerti i 20 milioni di euro per la bonifica a carico di Syndial Versalis, società partecipate da Eni, che gestivano il sito industriale. A febbraio il Tribunale amministrativo regionale di Lecce ha infatti accolto i ricorsi delle due società e annullato l’ordinanza con cui la Provincia di Brindisi (25.03.2013), sollecitata dal Ministero dell’Ambiente, ha imposto a EdisonVersalisSyndialEni e al curatore fallimentare della Micorosa srl di effettuare il risanamento

Si legge nel provvedimento del Tar che i vari passaggi del sito hanno determinato una successione nella posizione dell’inquinatore, esclusa l’Eni che come società capogruppo delle Syndial e Versalis non sarebbe responsabile di alcunché. Per effetto del trasferimento del complesso dei rapporti giuridici, sussiste una responsabilità delle altre imprese. L’area però rientra in un sito d’interesse nazionale e la Provincia non è competente ad ordinare la bonifica, può solo adottare misure di emergenza ed interinali. Spetta invece al Ministero dell’ambiente, costituitosi in giudizio, imporre la bonifica proprio perché quei 20 milioni di euro chiesti alle società per risanare riguardano un intervento a carattere definitivo. (Fonte Il Fatto Quotidiano)

Lo scorso anno, il Tar di Lecce stabilì inoltre che l’unico soggetto obbligato a risanare era la Micorosa srl, proprietaria del terreno nel 2001, quando il Comune ordinò la bonifica all’Enichem Anic srl, perché il Petrolchimico e il terreno della discarica erano stati ceduti, già dal 1992, dalla Versalis alla Micorosa srl. Le discariche abusive di Bussi e Micorosa avrebbero un inquinatore in comune, la Montecatini-Montedison che a Brindisi avrebbe versato nella discarica, a due passi dal mare, le scorie del petrolchimico così come avrebbe fatto a Bussi nella discarica abusiva sul fiume Pescara. Il chiarimento arriva da Augusto de Sanctis del Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua.

Incerti il risanamento e le bonifiche che naturalmente non sono a carico dello Stato e per fare giustizia sulla vicenda della discarica di Micorosa il Comitato No Carbone di Brindisi vuole combattere. Per questo gli ambientalisti di Brindisi chiedono aiuto anche al Forum abruzzese dei movimenti per l’Acqua che da tempo segue le vicende della megadiscarica di Bussi sul Tirino (Pe), scoperta nel 2007 dal Corpo Forestale dello Stato e al centro di un processo in Corte d’Assise, a Chieti, per inquinamento ambientale.

Nella falda acquifera sottostante la discarica pugliese sono state individuate 42 sostanze tossiche, oltre la soglia, tra queste il cloruro di vinile 7,7 milioni di volte, l’1,1 dicloroetilene 198 milioni, benzene 50 mila volte oltre la soglia e diossina oltre 40 mila volte la soglia consentita. “È impressionante il parallelo tra Micorosa e il disastro di Bussi e della Valpescara _ dichiara de Sanctis del Forum Abruzzese _ a Brindisi la Montecatini-Montedison ha gettato nella discarica Micorosa, posta sul mare, le scorie del petrolchimico tra cui le terribili code clorurate, mentre a Bussi ha fatto lo stesso nella discarica abusiva sul fiume Pescara. Grave l’inadempienza del Ministero dell’Ambiente rispetto alla trasparenza sulle informazioni relative ai siti di bonifica; sul sito web non vi è alcun dato sulle decine di siti inquinati che costellano l’Italia. Per questo le comunità ora si gemellano per scambiare esperienze, diffondere i dati e denunciare l’inerzia delle istituzioni. Lo stato di inquinamento di Micorosa è stato certificato nel 2013 dal documento Modello concettuale della contaminazione redatto da Sogesid per conto del Ministero dell’Ambiente _ ricorda e sottolinea De Sanctis _ La discarica è stata realizzata nel periodo in cui il petrolchimico era di Montedison, fu trasferita con esso a Enichem, da questa a Versalis e ancora alla Micorosa srl, poi fallita”. Tra coloro che sono stati soci di quest’ultima società a responsabilità limitata c’è anche Massimo Ferrarese, per 3 anni, fino al 2012, Presidente della Provincia di brindisi, attualmente segretario regionale del Nuovo Centrodestra. Per la cessione alla Micorosa srl (datata 1992) è stata avviata un’inchiesta della Procura brindisina e la stessa Provincia ne chiede, ora, la nullità perché sarebbe servita solo a superare le normativa vigente in materia ambientale.

“La discarica Micorosa è una bomba chimica abbandonata da decenni, prima era un’area umida naturale _ spiega Gianni Delle Gemme del Comitato No Carbone _ Vi sono elevati livelli di inquinamento sia a monte che a valle e non si può escludere un trasferimento di contaminazione da e verso aree limitrofe. Il Tar di Lecce ha chiarito che il responsabile dello stato del sito deve provvedere alla messa in sicurezza e alla bonifica”. Comitato e Forum organizzano insieme un evento pubblico a Brindisi il 27 giugno e nella Valpescara il 4 luglio. 21.06.2014

La Puglia boccia il Tap, benefici anche per l’Abruzzo

2014. I Comitati cittadini per l’ambiente della valle Peligna fanno sapere in una nota che la Regione Puglia ha bocciato il progetto del gasdotto Tap che prevede l’approdo a Melendugno (Le). Il Tap (Trans adriatic pipeline) è il gasdotto che dovrebbe connettere Italia e Grecia per mezzo dell’Albania, permettendo l’afflusso di gas naturale proveniente dall’Azerbaijan. Dalla Puglia poi il gasdotto si collegherebbe con  quello previsto sulla valle Peligna che prende il nome di metanodotto Rete Adriatica progettato  dalla Snam per attraversare l’intero stivale nei territori a massimo rischio sismico dell’Appennino centrale: Marche, Umbria e in Abruzzo la Valle Peligna e buona parte della Provincia dell’Aquila. Spiegano gli ambientalisti: “ I due metanodotti hanno una finalità prettamente commerciale: il gas è destinato al mercato europeo e cioè ad essere rivenduto per incrementare i profitti delle multinazionali del settore. Il No pronunciato dagli organi tecnici della Regione Puglia recepisce le fondate ragioni delle popolazioni locali che da diversi anni stanno conducendo una dura battaglia contro il Tap, fortemente contrarie sia all’approdo che alla grossa centrale di depressurizzazione (ampia 12 ettari). Il Sottosegretario De Vincenti (ndr Claudio De Vincenti, Sottosegretario di Stato), contestato in una accesa assemblea pubblica svoltasi a fine anno, ha dichiarato di voler rispettare la volontà popolare _ per quel che concerne il Centro Italia, il comitato sulmonese scrive che _ Il Presidente Chiodi (ndr Gianni Chiodipresidente della Regione Abruzzo) ed il suo governo regionale, calpestando i più elementari principi democratici, continua  ad infischiarsene non solo della volontà popolare, ma soprattutto delle decisioni ripetutamente assunte dal Consiglio Regionale (due leggi e tre risoluzioni) che gli impongono di negare l’intesa su un’opera che presenta criticità anche maggiori rispetto al Tap. Chiodi ed i suoi (tra cui il Dirigente Antonio Sorgi, recentemente indagato dalla Magistratura), anziché difendere i legittimi diritti del territorio e dei cittadini abruzzesi, sono totalmente subalterni alla volontà  delle multinazionali del gas. Il Governo nazionale (prima Berlusconi, poi Monti e ora Letta) agisce come braccio operativo dei poteri economici  e finanziari che portano avanti questi devastanti progetti, tanto da ignorare  la decisione di contrarietà assunta, in merito alla Rete Adriatica, dalla Camera dei Deputati e da impugnare sistematicamente, anche con motivazioni assurde, le leggi della Regione Abruzzo che tutelano il territorio”. Gli ambientalisti locali rivolgono un appello a chi sostiene questa battaglia per rafforzare l’opposizione perché, secondo gli attivisti,  sarebbero in gioco valori e diritti irrinunciabili quali la tutela della salute e dell’ambiente, la difesa dell’economia, il futuro e il rispetto delle regole che sono alla base dello Stato di diritto. Concludono: “La vittoria, anche se non definitiva, ottenuta dai cittadini del Salento,  insegna che la lotta paga: essa rende ancora più forte la battaglia che i cittadini di Sulmona, dell’Abruzzo interno, dell’Umbria e delle Marche stanno portando avanti da oltre 6 anni ormai contro l’ “ecomostro” della Snam. Le due lotte sono idealmente collegate e dimostrano che la prepotenza delle multinazionali,  che  impongono dall’alto progetti non condivisi dai territori, può essere sconfitta!”  mariatrozzi77@gmail.com

6 risposte a "Bussi. Resta a Chieti il processo sulla discarica dei veleni, il tempo corre"

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