Siti militari come aree industriali con il decreto 91/2014

Foto Maria Trozzi
Cartolina del Comitato cittadini valle Futura

Il Movimento 5 stelle è già all’opera, con i deputati della Commissione Ambiente alla Camera, per intervenire sul decreto 91/2014.

E’ l’atto dell’Esecutivo nazionale che, 3 giorni fa, ha equiparato i livelli d’inquinamento dei siti militari alle soglie di contaminazione riferite alle aree industriali, a quest’ultime si riconoscono ampi margini d’inquinamento. Fino alla scorsa settimana, i riferimenti per i siti dell’esercito erano i livelli di inquinamento previsti per le aree residenziali e verde, colonna A del Decreto Legislativo n°152 del 2006. A cambiare le carte in tavola è il decreto n° 91 del 2014 che, dall’altro ieri pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, impone di misurare il grado di avvelenamento delle aree militari considerandole alla stregua dei siti industriali, colonna B del D. lgs. n°152 del 2006.

Cosa ne pensano i parlamentari del Decreto 91/2014, ritengono opportuno intervenire per modificare l'atto da convertire in legge entro i prossimi 2 mesi? Abbiamo contattato la senatrice Paola Pelino (Fi), originaria della valle che ospita il famigerato deposito militare di colle san Cosimo, la senatrice Stefania Pezzopane(Pd), originaria dell'Aquila e la senatrice Enza Blundo (M5S). Restiamo in attesa di risposte e ne accettiamo, naturalmente, anche da onorevoli che desiderano intervenire sull'argomento mtrozzi@libero.it
On. Gianluca Vacca
On. Gianluca Vacca

Il primo dei parlamentari contattati che ha ci ha prontamente risposto è l’onorevole Gianluca Vacca, Deputato del Movimento 5 stelle: “Ci sono un bel po’ di questioni da modificare assolutamente in questo decreto. Io non sono in commissione ambiente, ma sono in contatto con i miei colleghi di quella commissione che sono già al lavoro per intervenire sul decreto. L’Abruzzo dà una collaborazione fattiva grazie anche ad Augusto De Santis .

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Aree militari considerate alla stregua di aree industriali 

26.06.2014 Se prima era difficile da oggi sarà praticamente impossibile smilitarizzazione il deposito militare di colle san Cosimo a Pratola Peligna (Aq), in Abruzzo, e riconvertire la polveriera in Polo regionale della protezione civile. Perchè?

Perché si devono tenere presenti, quando si consulta il Decreto Legislativo n°152 del 2006, il Codice dell’Ambiente, i livelli di avvelenamento indicati per le aree industriali anche quando si valuta la contaminazione dei siti militari, considerati alla stregua di siti industriali in cui è consentito inquinare 100 volte di più.  Il decreto prodotto il 25 giugno, all’articolo 13, comma 5, indica che per le zone militari “si applicano le concentrazioni di soglia di contaminazione di cui alla Tabella 1, colonna b, dell’allegato 5, alla Parte IV, Titolo V del Codice dell’Ambiente. E’ bastato  poco al governo Renzi per cambiare, è bastato il decreto n° 91/2014 pubblicato appena ieri sulla Gazzetta ufficiale, entro due mesi da convertire in legge, altrimenti perderà di efficacia. I comitati a tutela dell’ambiente e gli ambientalisti sono chiamati a mobilitarsi, in questi giorni, per convincere deputati e senatori a modificare il decreto affinché questo velenoso regalino non si trasformi in una condanna definitiva. Cosa vuol dire accomunare le aree militari – depositi poligoni e tanto altro – alle aree industriali per quanto concerne l’inquinamento? Significa, migliaia di ettari di nuove aree industriali, non per incrementare il lavoro, ma per bloccare l’avvio della smilitarizzazione prevista per alcuni siti. Partita da qualche tempo, la smilitarizzazione annunciata aveva fatto ben sperare sul recupero di alcuni antichi paradisi terrestri, incluso il deposito militare di colle san Cosimo a Pratola Peligna (Aq) con i suoi 7 km di recinzione, per non parlare dei 30 mila ettari di area militare in Sardegna e di tanti altri siti in Italia. Molti enti territoriali erano disposti ad acquisire i siti militari per convertirli in strutture di pace. E invece si tenta di nascondere sotto al tappetino l’inquinamento che c’è promuovendo i siti dell’esercito ad aree industriali, un vero e proprio 6 politico. Sarà praticamente impossibile proporre agli enti territoriali l’acquisto di luoghi che, se sono militari non richiedono un centesimo di bonifica, ma se vengono smilitarizzati impongono milioni di euro per la decontaminazione, il risanamento e il ripristino. 26.06.2014

Il decreto 91/2014,  chiamato Ambiente Protetto dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, è un colpo di spugna sullo stato di contaminazione delle aree militari del paese. Il riferimento è a decine di migliaia di ettari occupati da poligoni militari, campi di addestramento e caserme, in cui sono state svolte per decenni attività fortemente inquinanti (si pensi ai continui brillamenti di cariche nei poligoni) che da ieri vengono equiparati ad aree industriali per i quali la legge prescrive soglie di contaminazione molto più elevate. Il decreto prevede, infatti, che nelle aree militari si deve far riferimento ai limiti della colonna B della tabella relativa alle soglie di contaminazione dei suoli del decreto Legislativo 152/2006, quella relativa alle aree industriali, e non già alla colonna A, quella con i limiti per le aree residenziali e a verde.

Per capirci, nelle aree a verde o in quelle residenziali la soglia per il Cobalto è 20 mg/kg mentre per le aree industriali è 250 mg/kg, più di 10 volte. Per la sommatoria dei composti policiclici aromatici (tra cui diversi tossici e/o cancerogeni) addirittura il limite per le aree industriali è più alto di 100 volte (1 mg/kg contro 100 mg/kg). Il benzene, cancerogeno di prima classe per lo Iarc, ha un limite più alto di venti volte (0,1 mg/kg contro 2 mg/kg). Per il tetracloroetilene, un altro sospetto cancerogeno e tossico per il fegato, il limite è 40 volte più alto.

Il tutto in aree che spesso appaiono come ampie zone verdi coperte da macchia mediterranea e boschi. Si pensi a Capo Teulada e Quirra (Perdasdefogu) in Sardegna oppure a Monte Romano in Lazio (vasto 5 mila ettari). Così com’è stato impostato, il decreto impedirà l’alienazione delle aree militari a favore di Regioni e Comuni che li richiedono da tempo per un uso civile perché si prevede che in tal caso si debba tornare a considerare la tabella A, quella con i limiti più stringenti. A quel punto chi sarà così incauto da proporre di spendere centinaia di milioni di euro per le bonifiche quando un’altra legge ammette limiti molto più elevati e senza spendere un euro se quel sito resta così com’è?

Estratto dalla nota del Forum italiano dei movimenti per l’Acqua – Stop biocidio Lazio e Abruzzo – Coordinamento Nazionale Siti Contaminati 26.06.2014

Aggiornamenti 

Base militare da dismettere. Anche la Pelino interroga il ministro della difesa 12.07.2015

Deposito nazionale scorie per individuare il sito l’Ispra esclude i sismologi 10.07.2015

Cancerogeni e tossici arrivano i limiti variabili del decreto competitività n. 91/2014

Approfondimenti

Siti inquinati. Il decreto competitività alza i limiti

Dossier San Cosimo: il diritto di sapere sul deposito militare di Pratola Peligna(Aq)

6 risposte a "Siti militari come aree industriali con il decreto 91/2014"

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