Sulmona. Mistero sulla sospensione dei lavori al carcere

Proprio ora che l’Europa promuove l’Italia per i risultati raggiunti nell’azione di contrasto al sovraffollamento delle carceri sono stati sospesi i lavori per il nuovo padiglione nella Casa di reclusione di Sulmona (Aq). 

Tra le varie ipotesi quella attendibile sembrerebbe legata al rinvenimento di un sito probabilmente di interesse storico proprio nel cantiere (sic!). Per il sindacato Uil Penitenziari, intervenuto sulla questione anche con un comunicato, la ragione del blocco dei lavori sarebbe da imputare, coincidenza, al ritrovamento, durante le fasi di scavo, di quello che sembrerebbe essere un muro perimetrale probabilmente di un’antica casa.

Abbondano i condizionali. In realtà sulle cause dei 10 giorni di sospensione dei lavori di ampliamento è un mistero e sembra che la situazione di stallo permarrà. Nel comunicato, appena diramato, non si fa riferimento ad un’altra singolare coincidenza: sarebbe scaduto il contratto di lavoro al funzionario della Soprintendenza, che per legge deve essere presente durante le operazioni di scavo e, al momento, non gli sarebbe stato ancora rinnovato. Leggi Comunicato

Il 22 febbraio 2014 in carcere arrivarono dei chiarimenti sui lavori per il nuovo padiglione. “Altro prefetto, Angelo Sinesio, Commissario straordinario Piano carceri, al Congresso provinciale Fillea Cgil, svolto oggi a Sulmona nel carcere di massima sicurezza di via Lamaccio, parla dell’ampliamento della struttura penitenziaria peligna. L’intervento rientra nel Piano Carceri e dovrebbe rispondere alla domanda e ai percorsi di rieducazione previsti per i detenuti. Dal  Piano completo si potrebbero stillare circa 12 mila nuovi posti per la  detenzione, fa sapere il Commissario straordinario. L’ampliamento del carcere di Sulmona partirà i primi di marzo (in realtà i lavori sono partiti solo a metà aprile nda), all’apertura del cantiere edile sembra accompagnarsi l’idea di far lavorare anche i detenuti di Sulmona. In base al progetto si costruirà un nuovo padiglione in grado di ospitare altri 200 detenuti. La Fillea è contrattualmente coinvolta nell’impresa con il Protocollo di Legalità, già sottoscritto in Prefettura, e la Contrattazione di anticipo con l’impresa aggiudicataria che regolerà le condizioni di lavoro per l’importante appalto. Sono previsti 400 giorni di lavoro per l’opera, occorreranno un anno e tre mesi per realizzare il nuovo blocco della struttura carceraria e sembra non corrispondere al vero che sia stato scoperto un sito archeologico nell’area in cui il progetto sarà realizzato” quest’ultima notizia è stata pubblicata dopo la risposta del Commissario straordinario che negava scoperte del genere*.

Insediamento di che epoca? L’interrogativo è d’obbligo se si pensa che i lavori di ampliamento del carcere di Sulmona sono stati bloccati, da più di una settimana, perché durante gli scavi sarebbe emerso qualcosa. Voci su ritrovamenti riguardanti le gentes peligne, a pochi metri di profondità nel terreno di via Lamaccio n.1, giravano da tempo e già da qualche annetto si cercava un sovrintendente o un esperto di restauro, di storia e di archeologia per le questioni dell’ampliamento del penitenziario ovidiano, perché la struttura detentiva sorge su un sito di interesse archeologico o perché già da allora sarebbe stato individuato, durante i sondaggi, qualcosa di antico e databile a quando?

La struttura carceraria su via Lamaccio, area paludosa e limacciosa, a definire in questo modo la contrada è Giovanni Pansa, illustre storico sulmonese che così scrive nell’opera Miti, leggende e superstizioni dell’Abruzzo (Studi comparati), Volume I del libro che fu pubblicato nel 1924 per i tipi dell’editore Ubaldo Caroselli di Sulmona. Ebbene il carcere di Sulmona fu realizzato su un fazzoletto di terra peline, aggettivo greco che si traduce in fangoso, è probabile che proprio dal fango derivi il nome valle Peligna. Da Valle di Fango a valle di Lacrime il passo è breve se in quel luogo di scavi e di cave – purtroppo numerose – gli antichi terreni agricoli nascondono tesori inestimabili, di origine arcaica e anche se sottratti alle grinfie del tempo e salvati dalle ire del dio cemento finiscono in altre mani ovvero nel Museo archeologico nazionale d’Abruzzo, a Chieti, ammirato da decine di turisti. Solo per capirci. Ai piedi del monte Morrone sopralluoghi e ricerche, di un tempo, permisero di far tornare alla luce una statuetta in bronzo rappresentante un Ercole a riposo. Non si capisce perché la città di Sulmona non sia stata capace, fino ad oggi, di allestire una saletta per l’esposizione del bronzetto, dotata di un sistema di allarme in uno qualunque degli innumerevoli musei cittadini, non tutti inagibili dopo il terremoto del 2009, così per far tornare in patria questo inestimabile tesoro dono di un mercante, di grande attrazione turistica, databile intorno al III° secolo a.C e custodito ancora in terra teatina. L’eroe raffigurato è appoggiato col braccio sinistro sulla clava da cui pende una pelle di leone: viene considerato uno dei capolavori della piccola plastica antica (arte plastica è riferita alle sculture). Oltre all’Ercole, sono stati ritrovati materiali architettonici e immagini votive nella valle di fango, patrimonio di un tempio, quello di Ercole Curino, posto alle falde del monte e, secondo un’antica leggenda, proprio in quel luogo vi sarebbero i resti della villa d’Ovidio (fonte Wikipedia) e del famoso pavimento in basalto della sua dimora.

Aggiornamento Ripartiti i lavori di ampliamento al carcere di via Lamaccio 04.08.2014

Dall’Europa. Oggi l’Italia supera il primo esame del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa sulle soluzioni messe in campo dal Governo Italiano per il problema del sovraffollamento carcerario. Nella decisione adottata dal Comitato dei ministri si riconoscono significativi risultati. Il comitato riprenderà in esame la questione al più tardi nella sua riunione del giugno 2015 con un esame approfondito sui progressi fatti.

Il rischio d’infrazione per l’Italia. Tutto parte dalla necessità di dare esecuzione alla sentenza Torreggiani e altri c., con cui la Corte europea dei diritti umani aveva condannato, l’8 gennaio 2013, l’Italia per le condizioni in cui erano costretti 7 detenuti, nelle carceri di Busto Arsizio (Va) e di Piacenza, a causa del sovraffollamento.


* intero articolo del 22 febbraio 2014

Sulmona. Sit in agenti della penitenziaria 4 giorni prima dell’incontro col Prefetto

Situazione esplosiva per gli agenti della Polizia penitenziaria, sono troppo pochi per un carcere così affollato  e si va oltre gli incarichi e le responsabilità dovute! Così i sindacati di categoria (Ugl, Uil, Sappe e Osap) procedono con la protesta e vanno avanti nell’organizzazione del sit in da svolgere forse all’ingresso del penitenziario sulmonese o dinanzi al Ministero di grazia e giustizia. Oltre i cancelli di via Lamaccio n°1 si pensa di coinvolgere anche le famiglie degli agenti e farle partecipare alle manifestazioni programmate. La seconda settimana di Marzo i rappresentanti degli agenti della Polizia Penitenziaria sulmonese saranno ricevuti dal Prefetto di L’Aquila Francesco Alecci. Le voci della protesta arrivano ai vertici e immaginando che difficilmente saranno accolte le proposte avanzate, gli agenti si preparano per il sit in che, si dice, si svolgerà almeno 4 giorni prima dell’incontro con il Prefetto .

Altro prefetto, Angelo Sinesio, Commissario straordinario Piano carceri, alCongresso provinciale Fillea Cgil, svolto oggi a Sulmona nel carcere di massima sicurezza di via Lamaccio, parla dell’ampliamento della struttura penitenziaria peligna. L’intervento rientra nel Piano Carceri e dovrebbe rispondere alla domanda e ai percorsi di rieducazione previsti per i detenuti. Dal  Piano completo si potrebbero stillare circa 12 mila nuovi posti per la  detenzione, fa sapere il Commissario straordinario. L’ampliamento del carcere di Sulmona partirà i primi di Marzo, all’apertura del cantiere edile sembra accompagnarsi l’idea di far lavorare anche i detenuti di Sulmona. In base al progetto si costruirà un nuovo padiglione in grado di ospitare altri 200 detenuti. La Fillea è contrattualmente coinvolta nell’impresa con il Protocollo di Legalità, già sottoscritto in Prefettura, e la Contrattazione di anticipo con l’impresa aggiudicataria che regolerà le condizioni di lavoro per l’importante appalto. Sono previsti 400 giorni di lavoro per l’opera, occorreranno un anno e tre mesi per realizzare il nuovo blocco della struttura carceraria e sembra non corrispondere al vero che sia stato scoperto un sito archeologico nell’area in cui il progetto sarà realizzato.

Tra la polizia penitenziaria c’è aria di protesta, ma sembra che i lavori di ampliamento non saranno in alcun modo toccati dalle manifestazioni che gli agenti stanno mettendo in campo. Le associazioni di categoria Cgil, Uil penitenziari, Sappe, Osapp, e Ugl chiedono, da tempo, la ridefinizione della pianta organica dell’istituto affinché si ristabiliscano le 328 unità previste nel Decreto Ministeriale del 2001 rispetto agli attuali 240 agenti impiegati nel penitenziario peligno. Occorre tener conto della nuova e più pericolosa caratteristica dei reclusi di massima sicurezza che  vanno seguiti soprattutto considerando certe dinamiche: la fuga dal carcere può diventare un’ossessione per chi è costretto alla detenzione per lunghi periodi. Restano inascoltate tante altre richieste dei sindacati. La Polizia penitenziaria  chiede almeno 30 nuovi agenti ed assistenti nella struttura sulmonese per coprire l’attuale emergenza e poi altri 60 agenti attraverso l’implementazione. Inoltre domandano pagamenti regolari dello straordinario da parte del Ministero dell’economia e delle finanze evitando così accantonamenti continui di ore. Chiedono le ferie e tutti gli altri diritti soggettivi: riposi e recupero ore, ma anche docce all’interno delle celle detentive, automatizzazione di tutti i cancelli, apparato di videosorveglianza innovativo con sale di regia  da implementare. Chiedono, come da contratto, di non effettuare lo straordinario o il recupero delle ore attraverso riposi compensativi. 10 mila ore di ferie maturate da 240 agenti sulmonesi nel 2012 non è uno scherzo!  Maria Trozzi 

3 risposte a "Sulmona. Mistero sulla sospensione dei lavori al carcere"

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