Mucche da record di 83 anni: il retroscena dei prati pascoli

A strappare il tradizionale record dei gatti, con 7 vite, sono nientepopodimeno che i bovini da latte con 8 vite per le più fortunate, a fare due conti è un’associazione abruzzese di alvevatori che svela il trucco dei pascoli fantasma, terreni presi in affitto proprio per queste  bestiole, invisibili ad occhio nudo.

Partiamo da una sola e semplice curiosità sulla vita media di un bovino: “Circa 10 anni per gli vacche da latte e per la razza da carne qualche anno in più!” spiega un allevatore aquilano. Anche in Abruzzo certi bovini sono davvero longevi, su carta campano sino a 83 anni. Tutto per avere i premi Agea, titoli di qualità con cui l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura sostiene l’economia del primo settore. I titoli però vengono assegnati agli allevatori che dispongono di terreni. Certe aziende ne sono sprovviste e per pascolare le fantomatiche mucche da record   prendono in affitto i terreni demaniali del Meridione per ottenere gli usi civici, sottratti così agli allevatori locali.

Il tutto viene segnalato e denunciato dal Cospa Abruzzo, associazione di allevatori della regione verde dei parchi: “Questi personaggi, aiutati dalla politica e dalle organizzazioni sindacali agricole, l’hanno fatta franca e hanno continuato ad incassare soldi dell’Unione europea con metodi poco ortodossi. Si sono allargati a macchia d’olio dove hanno trovato sindaci compiacenti che addirittura hanno concesso, con operazioni assai discutibili, gli usi civici per terreni situati in zone impervie, privi di strade di collegamento, terreni quasi inaccessibili per gli allevatori locali. È accaduto anche nell’aquilano. Mentre incassavano contributi, queste associazioni diventavano sempre più forti riuscendo ad accaparrarsi i pascoli dei Comuni dove amministrano primi cittadini compiacenti. Gli allevatori locali sono stati lasciati senza pascoli, costretti a stipulare contratti con queste società venute dal Nord. In sostanza, dopo che queste organizzazioni hanno ottenuto gli usi civici, gli allevatori locali (che avevano già corrisposto all’amministrazione comunale il contributo di Fida pascolo) sono stati costretti a firmare un contratto di Fida pascolo con le suddette organizzazioni per poter portare gli animali al pascolo in montagna. Nel contratto non è previsto nessun tipo di canone, possibile? – aggiunge l’associazione – Gli allevatori si lamentano per anni con le associazioni di categoria, ma Coldiretti, Cia e Confartigianato tacciono, nessuna di queste organizzazioni prende iniziative a tutela degli allevatori locali. Alcuni infatti, stufi di questi metodi, si rivolgono al Cospa Abruzzo che si mette all’opera e con i suoi potenti mezzi e l’aiuto di radio stalla inizia a capire come girano gli ingranaggi di questa macchina mangia soldi”. Così il Cospa segnala, denuncia e invia segnallazioni alla questura e alla prefettura dell’Aquila e finalmente si muove qualcosa.

Dino Rossi, Presidente Cospa Abruzzo, viene contattato telefonicamente dal presidente di una delle società che nel suo territorio ottiene gli usi civici e dichiara di ricevere, da questa, proposte allettanti: “È passato qualche tempo, gli agenti della forestale incaricati dal prefetto dell’Aquila, cominciano ad indagare su tutto l’Abruzzo, acquisiscono alcuni documenti in mio possesso, ad oggi però nulla di concreto. – riferisce Rossi – La Coldiretti, non si sa bene per quale motivo, scrive al prefetto sulla falsa riga del mio esposto. Intanto, un fiume di informazioni confluisce su radio stalla e dopo aver esaminato notizie e documenti, come la relazione fatta dai carabinieri del Nac (Nucleo antifrode comunitarie) viene trasmesso un comunicato stampa per mettere in evidenza la possibilità che i titoli Agea spalmati sugli usi civici possono essere riconducibili alle 300 mila mucche fatte vivere per ben 83 anni, quindi non avendo superficie a disposizione si è pensato bene ai pascoli demaniali. Dalla pubblicazione non è passata nemmeno un ora ed ecco una telefonata minacciosa, da un personaggio che non ha avuto il coraggio di presentarsi. Dopo qualche giorno, la Confagricoltura scrive al commissario Agea, in seguito, l’assessore regionale Mauro Febbo, riferisce alla stampa:

“Pescara, 15 ott. L’assessore alle Politiche agricole, Mauro Febbo, interviene in merito all’annosa problematica dei prati pascoli, dopo la circolare Agea che dispone che a partire dalla campagna 2014, ai fini dell’ammissibilità delle superfici dichiarate a pascolo magro, non è possibile considerare il pascolamento da parte di terzi. Scrive Febbo: “La risoluzione varata da Agea, che accogliamo con grande soddisfazione, rappresenta il frutto del lavoro portato avanti, in questi mesi, dal sottoscritto in stretta collaborazione con  Marche, Umbria e Lazio. Collaborazione che ha sicuramente dato maggiore forza alle nostre osservazioni. Ero certo che si arrivasse ad una soluzione positiva della vicenda e per questo già nel corso del Tavolo verde, svoltosi il 19 settembre scorso, avevo anticipato che a breve si sarebbe arrivati a chiudere la partita. Precedentemente su una materia che non è di competenza regionale, avevo inviato una lettera diretta al ministro delle politiche agricole e all’Unione europea, con la quale avevo chiesto di inserire la problematica tra i punti all’odg del Comitato tecnico degli assessori alle Politiche agricole e, dell’argomento, si era discusso nel corso dell’ultima seduta. Se la vicenda non si fosse conclusa positivamente con la circolare di Agea, ci saremmo attivati per promuovere, per quanto di nostra competenza, una più puntuale regolamentazione in sede di legge regionale sulla forestazione”.

Il Nucleo antifrode dei carabinieri indaga anche sull’aquilano dopo le denunce del Cospa Abruzzo. Un  vero e proprio vespaio alzato da “Un bifolco situato su una piccolissima piana alle pendici del Gran Sasso, dove tutti prendono le cose buone, lasciando il deserto al loro passaggio. – così Rossi si definisce – Un bifolco che è riuscito a mettere il dito nella piaga, a premere fino a far uscire il marcio dove non ci sono bifolchi, ma parassiti della società, quelli che hanno nominato commissioni su commissioni con l’intento di nascondere la verità. Tutto questo ha portato al disastro economico per le aziende zootecniche, ai tempi ramo dell’agricoltura invidiabile, distrutte dalle beghe politiche per la scalata verso una poltrona più redditizia, perché no: mungere le vacche virtualmente e bere il latte della tastiera attraverso il tasto Esc”.

Farmville, la fattoria virtuale del social Facebook, ha fatto storia. Comunque è ancora valido il proverbio caro al mondo degli armenti: si chiudono le stalle quando le vacche sono fuori contestualizzato il detto al caso concreto l’adagio suonerebbe così ..quando sono arrivate ai pascoli alti! mariatrozzi77@gmail.com

Ask yourself if it is really necessary..

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